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GIORGIO MOIO, «Marcatrè»: notiziario di cultura contemporanea

La rivista «Marcatrè», notiziario di cultura contemporanea, a cadenza mensile, divisa per settori (letteratura, architettura, musica, teatro), nonostante fosse vicina all’ambiente del Gruppo 63 e della neoavanguardia, nacque «con un programma assai modesto ed elastico, d’informazione […] cioè della necessità di storicizzare un giudizio prima di pronunciarlo […] come necessità di sospendere ogni affermazione e giudizio prima di aver raggiunto un grado di conoscenze estensive e comparato attorno ai fatti che si vogliono esaminare» [1], in una Genova tagliata fuori dalle vie della cultura, dove accadeva poco, ma del resto come in altre città italiane. «Purtroppo nella provincia italiana, la massa è tagliata fuori da questo diritto a foggiare, secondo le proprie inclinazioni, il gusto, la cultura dei nostri tempi. Esistono inoltre limiti personali, e di specializzazione: per cui l’architetto e il musicista, per fare un caso, hanno ben rare possibilità d’incontrarsi. Il «Marcatrè» vuol essere un po’ la tavolata durante i congressi, o il fumoir del teatro (ma non certo il salotto letterario […] Vuol essere pettegolo, curioso, paradossale, istintivo, mutevole. E poiché, data la sua mensilità, è una risposta quasi immediata a ciò che accade, vuol suggerire problemi, più che risolverli, mira cioè a rispettare quella complessità che è caratteristica, sempre, d’una cultura in movimento. E che deve avere la sua contropartita nell’immediata discussione pubblica, anzi – non ci si dovrebbe vergognare di dire – nella sua divulgazione» [2].
Edita dalla Lerici Editori di Genova, fu fondata da Eugenio Battisti nel novembre 1963 che la diresse per tutta la prima serie, fino a qualche numero prima della cessazione avvenuta nel 1970. Battisti, innovativo e anticonformista, nacque a Torino nel 1924 e morì a Roma 1989. Studiò presso l’Università della sua città natale storia, arte e architettura. Allievo di Lionello Venturi, si dedicò soprattutto allo studio del Rinascimento italiano con numerosi saggi: Rinascimento e Barocco (1960), L’antirinascimento (1962), Piero della Francesca (1971), Brunelleschi (1975), In luoghi di avanguardia antica (1978), etc. Insegnò Storia dell’Arte presso l’Università di Genova, poi architettura a Milano, alla Pennsylvania State University e a Roma «Marcatrè» aveva una redazione formata da intellettuali che negli anni diventeranno capisaldi della cultura italiana e non solo, uniti dalla consapevolezza – dirà Battisti – di «sospendere ogni affermazione e giudizio prima di aver raggiunto un grado di conoscenze estensive e comparato attorno ai fatti che si vogliono esaminare».
Ad alcuni dei suoi componenti fu affidato la cura delle varie sezioni: Edoardo Sanguineti (letteratura), Diego Carpitella e Vittorio Gelmetti (musica), Umberto Eco (cultura di massa), Gillo Dorfles (disegno industriale), Paolo Portoghesi (architettura), Eugenio Battisti (arti visive), Vito Pandolfi (spettacolo), Vittorio Gregotti, Sylvano Bussotti, Roberto Leydi, Enrico Crispolti e Magdalo Mussio che ne fu il redattore responsabile. A proposito, la redazione da Genova si spostò dapprima a Roma e poi a Milano. Vi collaborarono, fra gli altri, Germano Celant, Renato Barilli, Lamberto Pignotti, Jannis Kounellis. Tra i collaboratori citiamo almeno Roberto Sanesi, Daniela Palazzoli, Lamberto Pignotti, Giorgio Grossi, Maurizio Fagiolo, Vincenzo Accame, Francesco Leonetti, Alberto Boatto e nell’ultimo periodo Mario Diacono, Julien Blaine, Henri Chopin, Lucio Saffaro, François Dufrêne…
«Fin dal numero 1 (…), quindi, si può apprezzare il tentativo di rispondere nell’immediato a ciò che accade. Non è un caso, allora, che un ampio spazio sia riservato alla IV Settimana Internazionale Nuova Musica di Palermo, e, nello specifico, al primo incontro degli scrittori del Gruppo 63, avvenuto proprio in quella occasione. Ai protagonisti del Festival di Palermo e alle tematiche sorte in seno al Festival viene dato spazio pure nei numeri immediatamente successivi. Nel numero 2 infatti viene riportato l’intervento di Fausto Curi Situazione della Poesia, tenuto al Convegno della rivista «il verri», svoltosi il 30 novembre e 1 dicembre 1963, che affronta le tematiche fatte emergere dal Gruppo 63 a Palermo. Il numero 3 presenta, invece, l’intervento Teatro Nudo di Alfredo Giuliani e Una dichiarazione di Massimo Ferretti, oltre a Musica e oggetto di Giuseppe Chiari, uno dei compositori della IV edizione del Festival di Palermo più lodati dal «Marcatrè» (Giovanni Montiani).
A partire dai numeri successivi, si allargano le tematiche, si aprono dibattiti su “Arte e società”, su La ricerca estetica di gruppo, dibattito tenutosi presso l’Istituto di Architettura il 2 dicembre 1963. Il cambiamento avvenne anche attraverso i contributi di Palma Bucarelli [3] (Il museo e la comunicazione di massa) [4], tra i protagonisti della vita culturale italiana del secondo dopoguerra, una combattente per l’affermazione e lo sviluppo dell’arte contemporanea che da poco era uscita dai pregiudizi della dittatura fascista che non amava l’arte non figurativa. Nel suo intervento si analizzava il rapporto tra arte e mercato nella società di massa, e della poca considerazione nelle scuole: «È evidente che questa situazione l’educazione artistica delle masse subisce l’influenza della cultura di una certa classe e la sola differenza è che in alcuni paesi questa influenza è esercitata dalla cultura più avanzata, in altri dalla cultura più arretrata» [5].
Proseguendo nell’analizzare il rapporto arte-mercato, la Bucarelli sottolinea la decadenza dei musei in rapporto ai mercati, che condizionano l’attività degli artisti: «Quel che è più grave ancora è che il ruolo giocato in tempo da particolari amatori è assunto oggi dai mercanti. Anche in paesi dove i musei non possono realizzare acquisti se non attraverso i mercanti [sembra la radiografia dell’Italia artistica!]. È dunque il mercato che ha la priorità di scelta nella produzione degli artisti» [6]. Dopo 50 anni di ricatti fascisti nulla è mutato, e «se si vuole che i musei funzionino come strumenti di comunicazione di massa [e non d’élite] o di informazione al livello dei valori estetici bisogna rinunciare alla concezione monumentale del museo [come affermava Edoardo Sanguineti in Ideologia e linguaggio], fondata sul principio del valore assoluto ed eterno dell’opera d’arte» [7].
Sembra farle eco, a supporto della sua tesi, un intervento di Ludek Novak, La critica e i valori, individuando nella critica d’arte un ruolo importante e indipendente, nonostante un certo “rilassamento” verso la soggettività della materia analizzata. «La valutazione fatta dalla critica non è costituire su un piano sociale o storico il valore. Questa è la ragione per cui la critica che ammette troppo grande importanza alla valutazione può facilmente degenerare in una posizione normativa e dittatoriale» [8].
Ritornando all’origine, ossia ai primi numeri, ci piace sottolineare la presenza del poeta genovese Edoardo Sanguineti, ex “novissimo”, il quale sin dal primo numero è titolare e curatore della sezione “Letteratura”, quella che oggi chiamiamo “Recensioni”. Nel n. 1 descrive la figura del poeta Nanni Balestrini, un altro ex “novissimi”, analizzando l’edizione completa delle sue poesie, Come si agisce. Poesie 1955-1963 (Feltrinelli ed., 1963), un poeta, come disse Alfredo Giuliani nel presentarlo nell’antologia I novissimi. Poesia per gli anni ’60 (Feltrinelli ed., 1961), sottolineando la «particolare predilezione a usare non tanto la letteratura quanto la carta stampata».
Nel n. 2 (gennaio 1964), che annovera nel comitato direttivo Diego Carpitella, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Vittorio Gelmetti, Edoardo Sanguineti, Paolo Portoghesi, Luigi Tola, Bruno Torri, sfoggia un sommario che varia tra l’arte e la letteratura, tra la musica e il teatro, con interventi di Maurizio Calvesi (Un simbolo per una grande idea), Fausto Curi (Situazione della poesia) [9], Umberto Eco (La Spagna in casa), Gillo Dorfles (Problemi formativi del presente), Enrico Crispolti (Discussione sull’insegnamento), etc., e un’antologia.
Il problema ‒ sembra ‒ basato sempre e comunque sulla crisi di linguaggi, da quello letterario a quello artistico. «Ogni ponte tra parola e cosa è crollato. La lingua in quanto rappresentazione della realtà è ormai un congegno matto. Tuttavia il riconoscimento della realtà rimane lo scopo dello scrivere. Ma come potrà effettuarsi? La lingua che ha fin qui istituito rapporti di rappresentazione con la realtà, ponendosi nei confronti di questa in posizione frontale, di specchio in cui essa direttamente si rifletteva, dovrà cambiare punto di vista. E cioè o trasferirsi nel cuore della realtà, trasformandosi da specchio riflettente in accurato registratore dei processi, anche i più irrazionali, del formarsi del reale; oppure, continuando a rimanere all’esterno della realtà, porre tra se stessa e questa un filtro attraverso il quale le cose, allargandosi in immagini surreali o allungandosi in forme allucinate, tornino a svelarsi. Questa è l’operazione essenziale del nuovo sperimentalismo» [10].
A partire dal n. 3 (febbraio 1964), tra le solite tematiche sull’arte e sull’avanguardia, fece una timida apparizione la poesia con una poesia concreta di Balestrini, mentre la poesia lineare nel n. 4-5 (marzo 1964) con un testo di Sanguineti, dedicato al pittore napoletano Lucio Del Pezzo, uno dei fondatori del “Gruppo 58”:

Tavola-ricordo

per Lucio Del Pezzo
novembre 1963

ma:
nelle cose stesse; ma (in
ripetizione): nella vita
stessa; (in venas); (oppure: cercando
un’equivalenza); (vagientium); (quasi);
(oggettiva); (oppure: una “tavola –
ricordo”); (rerum); ma adesso:
negli
oggetti stessi; (in medullas); (oppure:) je suis toujours (leggendo)
a peuprés (sic)) pareil; (scendendo); (in
partecipazione); (nelle cose nella
vit); (oppure leggendo, adesso:) je suis
(leggendo) moins feible que; (vagientium
rerum); qu’en (sic) j’ai quittez (sic,
leggendo), scendendo); Paris:
oh (gridando), inafferrabile
mondo!; oh toccato, consumato (mondo)! (descendant); le cose
stesse; nelle cose stesse; (discendam);
oh debole (oh meno debole)! (guidando);
(come in un lungo restauro): cercando in molte
vite; (oppure: cercando
nelle cose stesse); (scendendo):
oppure: leggendo) retenu per un enterrement
qu’aura lieu demain jeudi
à 10 h. 30, je ne rentrerai
que le soir;
ma calcolando, cercando, adesso; ma in una
“tavola”; (il “ricordo” calcolando); (cercando); (in molte tavole); (in molti
oggetti);
ragni sopra una parete, nel mattino; una finestra
di fantasmi (a Bruxelles); una bambola devastata; in baule che sette
serrature sigillano (a Bayeux, nel museo); fregi diversi
in un soffitto:
in rerum venas:
(oppure); (diversamente); in medullas; (scendendo; diversamente conclu-
dendo):
oppure:

e in un’altra, di Alfredo Giuliani, dedicata ad un altro pittore, Gastone Novelli:

Come sono in pericolo tutti i segni, AAAABBBBSSSOO
la mano non puoi lasciarla sui giri dell’ottovolante, sui turchini
del mare, le culture sono alfabeti, le linee frecce e seni tremanti
bersagli, bisognava prepararsi un metodo; poi verificare: per ex.
sole giallo sole arancio sole rosa e il blu nero dell’eclisse,
senza dominare veramente i corpi, questa saggezza è inutile per l’arte;

                                bisognava inventare quest’appresentazione dei segni che la vita lascia
sugli alberi e sui monumenti, è in meccano di elementi naturali
per la fantasia ingegneria dei vini e delle vene conduttrici (si vede
benissimo dagli appunti dei viaggi in Grecia), recuperare queste zone
saltate dalla nettezza, sulla spiaggia, di giorno, di notte, da una gamba
ferita, smuovere le parole così sicure di se stesse intersecando linee
da lettere seguendo le vibrazioni verso colori esattamente semplici e
ridurle al S EN XG NiO 123 o tirando le verticali PUPU PUS TU DADA LILLI
POP che ne risulta quale gioco di prova per radici pittografiche;

la mimica minuziosa dei segni linguistici che coprono la terra, umani o
altri, e il cielo che li brucia nel sole di qui, quasi il ronzio monotono
della matita sui nervi dell’impazienza, e la mano non puoi lasciarla
carezzare la vita, né l’occhio è mai pagato o goduto se non per leggere
e rifare questi tuoi segni, schioccanti a sorsi di forti gradazioni…

Ormai la poesia è di casa in «Marcatrè», e con firme di prestigio, tra le quali di Antonio Porta (XXI Gridavano subito, congiunzione carnale, sventolano / il lenzuolo, lo seguì nella stanza e sono già morti, / sopra le pietre roventi, di fronte a un mare d’alghe…, n. 11-12-13, febbraio 1965, p. 14).
Tra un Inchiesta sulla cultura a Napoli11, dove emerge, attraverso una testimonianza dello storico dell’arte Ferdinando Bologna, una situazione di ricerca e una cultura provinciale («Il primo punto da porre in risalto, volendo contribuire seriamente al rilievo della situazione attuale nelle arti figurative a Napoli, è che i Napoletani hanno avviato da tempo e con forze assolutamente proprie il processo di affrancamento del loro modo di vedere dal pittoresco che per almeno un secolo l’aveva afflitto. E tale sforzo ha ottenuto certamente risultati molto apprezzabili»[12] e Testimonianze di Argan, Bologna, Baj, Crispolti, Eco, Ferrari, Sanguineti, Villa), passando per La critica a Napoli. Una figura discussa: Luigi Castellano (detto Luca [1923-2001], punto di riferimento a Napoli del dibattito delle nuove tendenze sperimentali, pittore e direttore delle riviste «Documento – Sud», «Linea – Sud», «No» [1969-1971], «Città & Città» [1983-1984], nonché «del gruppo Operativo 64 e, poco dopo, del Gruppo P. 66. In continuità con tali forme di impegno è pure l’ideazione e la direzione del gruppo campano di Prop Art (1968), dove “Prop” sta per propaganda, ma richiama pure, ovviamente, il movimento americano della Pop Art. Attraverso tale movimento, come si intuisce, Luca promuove azioni artistiche dal forte impatto politico, ma in aperta polemica con la sinistra istituzionale del P.C.I. Gli Attivi della Prop Art si sciolgono nel 1975, a conclusione di una stagione caratterizzata, anche nella città partenopea, da profonde tensioni sociali»[13]; Gruppo 58 (sorto per iniziativa del pittore Mario Colucci con l’adesione dei pittori Lucio Del Pezzo, Bruno Di Bello, Sergio Fergola, Luigi Castellano [Luca], Mario Persico, Franco Palumbo, in polemica con l’astrattismo e della metafisica per una pittura semplice, una “nuova figurazione” nel solco dell’avanguardia, del nucleare e del cinetico, di discendenza surrealista e dadaista); L’attività delle Gallerie; Le riviste («Op. Cit.», «Documento Sud»); una Ipotesi per una letteratura di contestazione[14] (di Roberto Di Marco, il quale pubblica anche qualche pagina di prosa, Telemachia, alla memoria di Elio Vittorini), L’urbanizzazione del canto popolare e la nuova canzone. Testimonianze e documenti polemici della situazione americana (a cura di Roberto Leydi e Bruno Pianta[15), una corposa discussione sulla critica al nuovo cinema (con interventi prestigiosi quali quelli di Pasolini, dei fratelli Taviani, di Miccichè, Toti, Lovell e altri) e L’avanguardia in U.R.S.S., confermando la proiezione internazionale della rivista[16]. Ancora poesia, sia pure in misura minore rispetto al teatro, cinema, architettura e arti visive, con l’Antologia della giovane poesia surrealista (Arrabal, Barbé, Bedouin, Dhaunaut, Fanjeaud, Ivsic, Mansour, Schuster, Silbermann, Zimbacco), all’interno di uno speciale, Surrealismo e parasurrea-lismo, di «Malebolge»[17], nome preso a prestito dall’ottavo cerchio dell’inferno dantesco, «una rivista che per quanto uscita con due numeri soltanto ha suscitato attorno a sé interessi e polemiche, dimostrandosi di indubbia validità. Questo inserto speciale è dedicato esclusivamente a una verifica di certe presenze, nell’attuale momento culturale italiano, che si suole definire parasurrealistiche. Interessi parasurrealistici ovviamente sono reperibili all’interno del gruppo redazionale stesso»[18].
Nel luglio 1970, col numero 3/4/5 della seconda serie, dopo otto anni «Marcatrè» cessa le pubblicazioni. Nel frattempo aveva cambiato editore (Ennesse Editrice), nominato direttore responsabile Emilio Grosso e redattore responsabile Nino Massari in sostituzione di Magdalo Mussio. Anche la denominazione era cambiata («Marcatrè / UTT») e aveva accolto nel comitato direttivo Giuseppe Bartolucci, Achille Bonito Oliva, Alberto Boatto, Piero Gamecchio. «Il passaggio di Marcatrè da Lerici a EnnEsse editrice, significa soprattutto e soltanto continuare un discorso che, nato nel 1963 come il risultato di tanti discorsi “fatti a tavola” […], via via si è determinato come rigoroso e prezioso elemento di convergenza tra le arti e la comunicazione di massa. Oggi in un contesto diverso e nell’ordine di una tensione/azione culturale altrettanto rigorosa e attenta a cogliere il vero della SIGNIFICAZIONE, Marcatrè vuole essere qualcosa di più; […] il senso di UTT […] presume un di più; […] Nasce così, sotto questo profilo, l’urgenza di proporre, il carattere e i limiti del nuovo impegno che è quello appunto della INVENZIONE»[19].
Nel frattempo avevano lasciato il comitato Balestrini e Giuliani. Ormai di avanguardia non vi era granché in «Marcatrè». Cambiano gli interessi, rivolti verso «nuovi ambiti quali la politica, in relazione con le comunicazioni di massa. Citiamo l’articolo Analisi attenziale del discorso politico in TV, di Paolo Fabbri. L’ultimo numero del «Marcatrè» è il n. 58-59-60 (n.s. 3-4-5) del luglio 1970. Si conclude con La moda (Roland Barthes, pp. 7-19); Una parte di lucidità e una d´ironia (pp. 22-59), risultato di un convegno svoltosi a Firenze, con scritti Mario Papini, Sarenco, Paul De Vree, Luciano Ori, Carlo Alberto Sitta, Ben Vautier, Michele Perfetti, Franco Vaccari, Emilio Isgrò, Lamberto Pignotti, Eugenio Battisti, Renato Barilli, Filiberto Menna, Alberto Boatto, Ermanno Migliorini, Achille Bonito Oliva Giorgio De Marchis, Sandra Pinto, Sergio Oldembourg, Claudio Popovich, Pier Luigi Tazzi, Paolo Masi, Carlo Cioni, Giuseppe Maningrasso, Gianni Broi; Etica ubiqua (Gaetano Testa, pp. 60-67); La forma negativa (Francesco Leonetti, pp. 78-79); Teatro della spontaneità (Moreno, pp. 80-105); Ipotesi di base e approcci di ricerca (Franco Scaglia, pp. 106-135); Video recording a Bologna (Renato Barilli, pp. 136-145); Archeologie (Giuseppe Bonura, pp. 146-149); “A” Duchamp “A” Pisani (Alberto Boatto, pp. 150-151); Montepulciano: Itinerari per una esperienza soggettiva (Silvana Sinisi, pp. 152-165); Tre architetture sul tema del cerchio (Paolo Portoghesi, 169-184).
La rivista si propone un esame della situazione emersa negli ultimi anni nei diversi settori della operatività artistico-letteraria registrante il passaggio da un’opera concepita come prodotto concluso ed autonomo ad un’opera tendente a sollecitare comportamenti o a tradursi in azione. La scelta del tema è dettata da una ipotesi interpretativa: il profilarsi di una generale tendenza a erodere le delimitazioni specifiche dei singoli linguaggi per l’attrazione sempre più forte esercitata dalla polarità della esistenza quotidiana e della prassi politica» (Giovanni Montiani). L’ultimo passaggio della poesia, molto timidamente, è un testo di Roberto Natale (Per una poesia da scrivere, pp. 20-21), d’altronde «Marcatrè» era una rivista di cultura contemporanea:

I bastoni fra le ruote i problemi degli operai
altamente civili altamente umanitari e l’astiosa pervicacia
della tarma che sfarina che sfarina i mobili d’antiquariato
dove i gruppuscoli si rintanano
gli hippies camminano
in paradisi artificiali fra panni stesi
e le lettere luminose della sezione comunista.
Scrivere poche righe allora da pubblicare
diventa difficile (viatico manuale e ipotesi scritta
d’affondare nell’inconscio ora che la rondine diserta
l’autunno e sulle spiagge deserte alzano ali
di freddo […], p. 20

____________
[1]  Eugenio Battisti, Editoriale, n. 1, novembre 1963, p. 2
[2]  Ivi.
[3]  Palma Bucarelli nasce a Roma il 16 marzo 1910 dove muore 25 luglio 1998. È stata una critica e storica dell’arte. nonché museologa. Dal 1942 al 1975 fu direttrice e sovrintendente della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Fu una strenua promotrice dell’astrattismo e dell’informale. Ha pubblicato due libri sull’arte: 1944. Cronaca di sei mesi, a cura di L. Cantatore (1997), e postumo Cronache indipendenti. Arte a Roma fra 1945 e 1946, a cura di L. Cantatore (2010).
[4]  n. 34-35-36, dicembre 1967, p. 11.
[5]  Ivi.
[6]  Ivi.
[7]  Ivi.
[8]  Ivi, p. 20.
[9]  Rendiconto del convegno de «il Verri» a Reggio Emilia, che si svolse nei giorni 30 novembre e 1° dicembre, con la partecipazione e interventi nei dibattiti, inaugurati da Luciano Anceschi, di Nanni Balestrini, Corrado Costa, Enrico Filippini, Luigi Gozzi, Alfredo Giuliani, Angelo Guglielmi, Germano Lombardi, Giorgio Manganelli, Marina Mizzau, Giuseppe Pontiggia, Antonio Porta, Edoardo Sanguineti, Ennio Scolari e Adriano Spatola, molti dei quali parteciperanno ai lavori del “Gruppo 63”.
[10]  Angelo Guglielmi, Avanguardia e sperimentalismo, in «il Verri», n. 8, aprile 1963, poi in Avanguardia e sperimentalismo, Feltrinelli, 1964.
[11]  A cura di Lea Vergine, con interviste a Carlo Alfano, Renato Barisani, Guido Biasi, Enrico Bugli, Luigi Castellano, Raffaele Causa, Paolo Ricci, Vincenzo Ciardo, Carlo Cocchia, Vitaliano Corbi, Luigi Cosenza, Renato De Fusco, Giulio De Luca, Armando De Stefano, Lucio Del Pezzo, Bruno Di bello, Carmine Di Ruggiero; Sergio Fergola, Raffaele Lippi, Stelio Maria Martini, Ottavio Morisani, Nicola Pagliara, Roberto Pane, Augusto Perez, Mario Persico, Gianni Pisani, Aldo Loris Rossi, Corrado A. Russo, Domenico Spinosa, n. 14-15, maggio 1965, p. 7 e segg.
[12]  Ivi, p. 20.
[13]  Federico Fastelli, Luigi Castellano “Luca”, in Verba Picta.
[14]  n. 23-24-25, giugno 1966, pp. 36-40.
[15]  Ivi, pp. 9-34. Interventi di: Roberto Leydi, Pianta, John Cohen, Alan Lomax, Fiott Stephen, Gordon Friesen, Benjamin Albert Botkin, Dan Armstrong.
[16]  n. 25-27-28-29, dicembre 1966, pp.
[17]  Ivi, pp. 226-252. A cura di, vengono pubblicate, tra le altre, poesie di Corrado Costa (PER CHI ASSISTE AD UNA PROVA – per chi assiste con gli occhi attraversati / da spille, da monili, alla luce dei fatti / in fila, nella stanza nunziale, Nella rete / dalla parte Del coro, in concepita, col ventre / accumulato in grembo – l’ingombro esasperato ‒…, p. 235), Gian Pio Torricelli (IBISREDIBISNONMORIERISINBELLO – 2 – ascolta il nuoto della rana nera dentro la sclera flaccida da cediglia / senza denti il rantolo sull’avvallo pari / alle rime gli uomini di parola ingoia la pastiglia / che non scioglie tosse di ghetto che ti schioda…, p. 56), Giuliano Scabia (PROVA GENERALE DELLA LINGUA UNIVERSALE NEL GRANDE STADIO GALATTICO – viene dall’anti-materia, con l’occhio squillante: / l’unica lingua, la partitura, a code, la tirano / i supersonici: Giuseppe Stalin che canta dal mosaico, la coca-cola / svettante, le poppe illuminante self-service, da ogni parte…, p. 236).
[18]  Paolo Carta, Ennio Scolari, Adriano Spatola, e il comitato di redazione Giovanni Anceschi, Vincenzo Accame, Giorgio Celli, Corrado Costa, Alberto Gozzi, Antonio Porta.
[19]  Emilio Grosso, Editoriale del n. 57/2, agosto 1970.


 

Pubblicato da frequenzepoetiche

Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Direttore editoriale di una piccola casa editrice, nel 1998 ha fondato e dirige la rivista «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. Ha collaborato con numerose riviste, attualmente collabora assiduamente col magazine on line "Cinque Colonne" e con la rivista webzine "Malacoda". Ha pubblicato una quindicina di volumi.

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