FILOMENA CIAVARELLA, “Come un libro mai scritto” di Antonino Caponnetto

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Il poeta Caponnetto apre la sua silloge con “I versi per un cantore” reso cieco dai capricci della divinità che si eleva sullo stormo delle gru cinerine, fino a sfiorare l’invisibile. Ritorna l’eco del Dio “agitator eterno di anime” di Leopardi. Si ode la musica di universi infiniti che pulsa nel suo cuore di larghi orizzonti, si percepisce in uno spartito scritto con note impercettibili il desiderio di non essere una nota casuale nel cosmo. La bellezza immersa nel mistero mai paga di sé sussurra nella sua voce Come un libro mai scritto, in un tamtam che fa eco nelle inafferrabili variazioni di tono della musica cosmica. La bellezza danza in un minuetto d’amore che lieve ritorna in un silenzio di ombra. Ma il Poeta usa una tonalità consapevole che prende corpo nell’invisibile, perché è la stanza immateriale che rende densa la stanza della materia. Allora la parola si spoglia dell’inessenziale, “di ogni parola obliqua e abusata”. Fino alla strada oltre l’orizzonte dove l’andare va su foglie mai spezzate di luce. Il suo Tu e un alter ego dove dalle mani sgorgano fiori, con la tristezza nel cuore che il tempo non basterà a raccontare il suo amore, l’illusione dei sogni mai posseduti. Ma lui è consapevole che la rosa mai contiene se stessa.

L’immortale amore per la donna archetipo vita-morte va sui crinali sottili dell’acciaio, dove la certezza mai ha un centro di eternità. L’etica dell’impegno nel qui e ora rende il volto della vita alla luce sacra dell’ora meridiana, con l’animo gentile di chi ama vivere fino alla fine con chiara dignità umana. Impercettibile è il suo passare sulle vie del mondo, splendido è il suo congedarsi senza dire addio, riporta alla mente i versi eterei di John Donne. La ripetizione del lavoro quotidiano trova in lui respiro nel giardino invisibile del suo cuore, come la Fenice Araba in eterna rinascita. Basterà solo un attimo “agli stanchi uccelli” per ricomporsi in stormi e volare via sulle lande dell’estasi, delle splendide illuminazioni che rosseggiano fino al tramonto del sole umano.

E ancora Fino alle farfalle che vanno sui calici neri imbanditi per la vita.

C’è la calma del lago di Hölderlin nel suo canto che giunge a filo di voce.

È una musica silenziosa e estatica, che non finge ma sa entrare fino alla porta del terribile nulla eterno, con la calma incenerita fino a inarrivabili orizzonti.

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Antonino Caponnetto

Come un libro mai scritto

Campanotto ed., 2020, pp. 64

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