ENZO CAMPI, Phénoménologie

etc

et

e

la progressione in calando aiuta non poco.

ma noi sappiamo che non ci si può imbastardire

praticando la logica formale.

 

l’unica procedura di risoluzione è un

anello

potenzialmente neutro.

 

 

*

si può sostare nella scatola

e praticare le pareti

la sovrabbondanza è nell’

abbandono

 

 

*

il ferro pervaso dalla ruggine il

cuneo spuntato il cilindro messo in

pausa dalla forzatura di troppo il

chiodo di sempre che fissa il corpo al

supporto al letto elettrificato il

cardine dismesso il dado che àncora il

bullone al

fusto l’

acciaio disciolto

 

ecco

:

talvolta mescola

i grani di ruggine all’

acqua vaginale

 

così, per mortificare il palato

 

 

*

non c’è luogo nel moto a moto

non c’è loco né loculo

che sia attraversato e vanificato.

piovono silenti calcinacci

e a calciarli si dà attrito.

 

 

*

 

la lingua s’

abbarbica al collo della bottiglia di turno.

le labbra s’

incollano al collo del cranio taciturno.

 

tra collo e collo le solite catene

:

gli insiemi disgiunti.

 

teoria del tracollo? sì, ma

basterebbe andare a

capo e.

 

 

*

non si dà soqquadro nel rovesciare a caso

 

 

*

 

la linea di tiro, il tappo, un proiettile liquido,

i cocci di vetro, la semplice oscillazione,

il complesso basculìo, una trincea scavata nel ventre,

una fistola sul collo dell’

orifizio, un alone sul collo della bottiglia, i punti, le

croci, le maglie, un fitto reticolo o un reticolato, il

ricettacolo ove palpitano le ghiandole, un intero

bicchiere di secrezioni vaginali

 

in poche parole

:

uno scatto a retrocedere.

 

e lo scarto?

 

una porta logica

:

n ingressi e

una sola uscita.

 

 

*

si tratta di sfinire le cose, di

sfinirle nell’

illusione di una contiguità

tra collo e fusto, tra

fondo e cavo.

prosit

 

*

 

ellissi distributiva o scatola commutativa?

 

 

*

c’

è la scatola cinese e l’imbuto, un

dado a struttura semplice e un

caleidoscopio. ah! 3

matrioske intaccate dal sole d’

agosto si dispongono sulla

linea di tiro rifiutando l’

onere della benda. segno o

segnale?

una lapide di cartone riposa nell’

angolo più lontano. l’

epitaffio è sotteso. lo

scheletro animato è condannato a

riproporre il transito. e poi la

fiamma e il tizzone, semmai il mozzicone

innestato sulla carta e sotto il

buco un’altra scrittura.

suppôt

 

 

*

 

il dito medio che affonda nell’

antro è un connettore logico?

 

il grilletto che rischia il contatto con

la luce è un quantificatore o un invertitore?

 

 

*

basterebbe guardare il

foro mirare al

foro per

traslare dal

tiepido all’

ustionante per

escuocersi e

ridere di

gusto

ma.

 

 

*

 

inerte o fibrillante. nel liquido versato o in quello

giacente. è supportato dall’

idea di una sintassi del delirio e suppurato nella

simulazione del cratere che s’

apre sotto il capezzolo mimando l’

ombelico e l’

orifizio anale.

 

la forma è primitiva ma la

tendenza è complicativa.

 

 

*

pelle morsa  a sangue

magari in codice, e il ticchettio

aiuta. bomba ad orologeria, il corpo.

non lieve la pressione. solo un

incidente. la macchina non è

perfetta. ingranaggi claudicanti. non

si riesce a percorrere il circolo per

intero. e le parti lo sanno.

l’

imperativo si dà come categorico.

 

 

*

 

pelle recisa di netto

infrangendo i codici, e scema il

battito. organo fragile, il cuore.

leggero il massaggio. ancora un

incidente.

 

al di là delle categorie

non c’

è imperativo

che tenga insieme

cardini e

giunture.

 

 

*

ovo, incontinente a

contenere.

 

 

*

 

skene, skenè. la ghiandola che preserva l’

essenza dell’

umore, la scena che ricalca l’

osceno. l’

infinito rientro della gettata, qualche enzima di

troppo, l’

enigma lattiginoso, il

troppo poco che non sazia ma

gratifica il palato, la scena della bocca, il

cavo che si espone all’

esterno sotto forma di.

 

dal fondo all’

apice, dal dentro al fuori, skene, skenè.

un elisir d’

altri tempi o dei tempi a venire

:

fluida ambrosia.

 

ancora una scena da (ri)calcare,

evidenziando la mancanza d’

evidenza. il collo della bottiglia, il collo dell’

utero. di

gusto

in.

 

 

*

vagava nelle corsie

mendicando una dose di

colostro da

edulcorare con miele e assenzio. ah!

ecco

:

sopravvenuto sollazzo. e il

collasso è alle

porte.

 

 

*

 

la serie gioca sulla disseminazione. ma il

prodotto è un fingitore. finge di

esistere ignorando le scissioni.

 

schizo al lavoro o semplice logica simbolica?

 

n alla n e

ancora

altro.

 

 

*

si danno dono e dolo tra,

si dà cima tra le,

o vetta o invettiva tra le righe,

insieme defaticate,

quasi regolarizzate.

ma l’

apice è inconcluso. ricalca l’

epigrafe rimossa che

soggiace sul

fondo. come che

sia.

 

 

*

 

phénoménologie?

pas de chance

 

Sequenze tratte da Phénoménologie, Bologna, 2015.

Prodotto non editoriale stampato in proprio dal Comitato promotore di 
“Bologna in Lettere” in occasione della III Edizione del Festival.

© Enzo Campi

Biografia di Enzo Campi


 

Poesia italiana contemporanea

Informazioni su frequenzepoetiche

Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Direttore editoriale di una piccola casa editrice, nel 1998 ha fondato e dirige la rivista «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. Ha collaborato con numerose riviste, attualmente collabora assiduamente col magazine on line "Cinque Colonne" e con la rivista webzine "Malacoda". Ha pubblicato una quindicina di volumi.

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