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DONATO DI POCE, Contrappunti variabili di Giorgio Moio

Contrappunti variabili, il libro appena edito di Giorgio Moio per Bertoni Editore, è un dono che il poeta ci fa per parlarci di altri poeti e artisti, e lo fa con una raccolta di testi perlopiù inediti dedicati a vari poeti, amici e  protagonisti dell’Arte dell’ultimo trentennio passato, con un focus sulla poesia visiva di cui lui è uno dei maggiori interpreti contemporanei.

Ma il libro ci propone trasversalmente anche una riflessione sulla poesia e sull’arte altrui, anzi direi che è una metapoesia,che va a completare una riflessione critica iniziata con il libro Da «Documento Sud» a «Oltranza». Tendenze di alcune riviste e poeti a Napoli 1958-1995 (Oèdipus Edizioni, Salerno/Milano, 2018, pp. 198, € 18,50), e con il lavoro critico e poetico portato avanti negli anni e attualmente con la rivista «Frequenze Poetiche».

Il libro però è soprattutto un eccezionale documento storico sulla propria creatività, riflettendo sulla creatività altrui, ma è anche una vera danza della scrittura (vedi la poesia a pag. 20 intitolata appunto La danza e dedicata a Matisse) che ci regala esempi di lettrismo, e poesia visiva di rara bellezza, e una storia in versi della poesia visiva e arte contemporanea ( da Costa a Klee, da Emilio Villa a Nanni Balestrini, da Zanzotto a Benjamin, da Ungaretti a Fontana, da Barthes ad Artaud, da Caruso a Pignotti a Dòdaro e tanti altri).

Moio del resto è un autore e artista prolifico, trasversale e sperimentale, di cui avevo apprezzato i libri d’artista prima presso l’Archivio di Fernanda Fedi e Gino Gini e poi in occasione della mostra presso lo studio di Anna Boschi.

Un testo che ho particolarmente apprezzato è Sognando ossimori, del 1997 (pag. 50, dedicato a Pasquale Della Ragione) dove oltre al contenuto, l’autore evidenziando in grassetto alcune lettere del testo, ripropone il nome e cognome dell’artista a cui ha dedicato il testo, in una danza visiva ironica e coinvolgente.

Il libro è ricco di acrostici, calligrammi, testi sperimentali e giochi verbo-visuali che ci riconnettono a riflessioni sull’arte e la poesia e alle poetiche dei vari autori a cui dedica le poesie.

«… mi piacerebbe/fare un verso/ un verso diverso/un verso riflesso/ un verso riverso

che sputasse sangue/che sputasse poliedriche figure/ granelli di sabbia del Madagascar

per terre en lair/ fiamme lava lapilli sui lamenti» (pag. 57)

Il prodigio neofuturista e sperimentale della parola, (in una sua poesia definita “Poesigrafia Acrobatica”) si stempera o esplode negli anni verso la contaminazione dell’immagine in una congiunzione forte tra significante e significato, in ghirigori grafici ed ecolalie mute o cancellate, non mancano silenzi fatti di materia e poemi senza titolo, zerovisual e fotogrammi, parole come dice in una sua poesia visiva dedicata alla pace, parole “Infuturazione” e in cerca di una poesia nuova. Insomma tutta un’altra storia, da leggere e da vedere, per la gioia della poesia e dell’Arte.

La ricerca critica e poetico-artistica di Moio prosegue le esperienze di importanti esponenti come Villa, Pignotti, Dòdaro e Spatola, fino a ricongiungersi con le innovative ricerche asemiche (vedi le riflessioni e proposte della rivista «Utsanga.it» di Francesco Aprile e Cristiano Caggiula), nel tentativo da una parte di rinnovare culture e linguaggi della poesia e dell’Arte, dall’altra di innescare quel processo virtuoso ed energizzante di Poesia Totale, che sembra essere un miraggio e reverie ad occhi aperti di nuove generazioni di poeti, e rinnovata capacità speculativa ed espressiva di questi ultimi anni, in cui la poesia diviene un segno, più precisamente un segno culturale e semiologico, la parola diventa voce e l’immagine una nuova icona ideogrammatica e critica verbo-visuale.

Milano, 15/12/2020

Giorgio Moio

Contrappunti variabili

Poesie con dediche 1986 -2019

Bertoni Editore, 2020, pp. 136

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