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LEOPOLDO ATTOLICO, Sette poesie

 

ANTAGONISTI MANCATI
( gli orrendi anni ’80 )

 

Alla mia generazione è sempre mancata
l’ambizione di colpire e sparire
come conviene ai guastatori;
il genio della guerriglia
di cui era maestro Garibaldi

 

La mia generazione è sempre stata interessata
a battersi le mani e a questuare voti
in una realtà feriale banale e dispersiva
di apparizioni, di umori salottieri
di saldi di fine stagione fra dame e cicisbei

 

Gli sono mancate le palle

 

quelle che fanno voltare le spalle
al disvalore delle vane parole
non solo per disaffezione
ma per amore
soltanto per amore

1990

 

 

 

IO E LORO

 

In questa epoca di emotività a entropia crescente
il valore che do’ alle parole mi ha insegnato
che hanno un profondo senso della vergogna
e soffrono se usate male

Quindi niente strep tease intellettuale
o cuccia calda di sentimentalismo deamicisiano;
solo un silenzioso sfiorarsi di gomiti
nel comune destino di riconoscerci inadeguati

 

 

 

STORNI SU PIAZZA DEI CINQUECENTO

 

Anche stasera, a migliaia
fanno delle loro evoluzioni
un palinsesto surrealista, dadaista, impressionista.
Sono, in fondo, la poesia
la sua anarchia che fa quello che vuole
che non è mai quello che avevamo pensato un attimo fa

 

Nell’indisciplina dell’armonia
che coniuga il probabile al possibile
s’inciela la prossima poesia?

 

 

 

TI AMO

Ti amo per l’indifettibile morire
e rinascere ogni volta impertinente e feconda
agitando quel tuo codice binario
che non muove un congegno ferroviario
ma una parola d’amore ove la punta d’estasi
coincide con la suprema crisi

Atropa come la risacca semantica degli elegiaci
galvanizza le mie sinergie
innervandole di Emilio Villa
e devastandole con la valduga

 

 

 

ANTELUCANA

 

L’ironia nelle risate dei gabbiani sul Lungotevere
raggiunge il poeta rampante
in attesa sotto casa del critico famoso
che porta a spasso il cane
alle cinque di mattina

 

Alle cinque di mattina
è facile assegnare all’intraprendenza
un decoro, una plusvalenza
ma il solfeggio di gabbiani impertinenti
può rovinare la festa

 

 

 

PER UNA CULTURA DELLA PACE

 

In questa caldana d’enfasi esantematica
che tifa per la pace senza meritarla
la pace tiene duro e latita, come è giusto che sia.
E’ più che mai uno zombi
scettico per tutto questo fervore di circostanza.
I tarantolati dalla colomba bianca iconografica
non sanno neanche dove sta di casa
quel battito di pietas quotidiana
che è la sola premessa per andare in piazza
con le carte in regola e dare alla pace
quello che si merita. Sono mille miglia lontani
dall’idea di fare il contropelo alla retorica
e i conti in tasca a un empito cui manca
la benzina e il firmamento per andare a segno
e legittimare una istanza.
La pace a gogò non è una cosa seria
quando ci si scanna fino a cinque minuti prima
di farne un avamposto fideista.
La guerra ha bisogno di interlocutori all’altezza,
non di aria fritta che starnazza e blatera

 

 

 

LA GIOIA NEI COLORI
(In ricordo di Achille Serrao)

 

Ora che ormai
soltanto un’eco può sorprenderci
lasciandoci nel cuore i resti di un sorriso,
per contro
i tuoi colori sono il pane di una consuetudine
di una relazione feconda e ineludibile

 

Quando la sua crosta scricchiola
con il suono più vicino all’amore
risillaba le parole che lo fanno esistere
e le traduce in sensi e luoghi
in gioia inestinguibile
effusiva come una scolaresca di bambini in gita.


 

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