TOMASO KEMENY, Dieci poesie


Dichiarazione di poetica

12 Tesi per la vita della poesia

  1. La dannazione del poeta è farsi omologare nello spazio del mercato culturale con i suoi rituali e lasciarsi etichettare come “operatore culturale”, accettando di farsi esiliare dai misteri della Natura.
  2. La poesia valida accende la scintilla anarchica in grado di mutare “il deserto che avanza” in un bosco di rose ardenti.
  3. Il poeta, spinto da un’urgenza irrefrenabile, esplora e reinventa i misteri terribili della Bellezza.
  4. Il rumore spettacolare del mondo impone il silenzio alle Muse che si rifugiano nel mito, luogo privilegiato per la nascita di forme nuove.
  5. Il poeta si distingue dalla bestia e dagli antropoidi subumani per la sua necessità ineludibile di portarsi al di là del dato.
  6. Ogni poesia vera è una dichiarazione di guerra totale alle patologie che assoggettano il mondo all’Impero del Brutto e della putrefazione amorale.
  7. La grande poesia traduce in parole incontaminate il battito cardiaco dell’Universo.
  8. Il terzo millennio è maturo per sprigionare l’energia simbolica atta a tracciare una nuova mitologia cosmica.
  9. Il minimalismo, gli stratagemmi di astrazione manieristica sono giunti al capolinea. È necessario che la forza demiurgica della parola poetica crei uno spazio altro, un ‘temenos’, un luogo circoscritto, inviolabile.
  10. Un testo poetico è tale se salva la materia del pensiero dall’assenza di forma.
  11. Solo dalla Natura, resa viva da apparizioni di ninfe ignote e di angeli disertori dell’invisibile, potrà nascere il mito in grado di rinnovare le figure dell’istinto vitale.
  12. La solida tradizione di volgarità e menzogne sostenute dai mass-media impone alla poesia di proteggere anche ciò che vale ricordare (t. k.).

 

* * *

 

Insonnia

I guanti bianchi dell’insonnia
mi tolgono il manto del dicibile.
Fremiti d’argento
galoppano in sillabe
più vive del fuoco.
Le parole scottano
i seni della luna,
evaporano
prima che il sole possa
sorgere, finalmente.

 

 

In Principio

In principio era il nulla
ma l’amore esplose
ingravidando il vuoto
di miliardi di stelle.
L’energia primordiale
s’incarnò
nell’uomo e nella donna
rapiti nell’esultanza
di esserci.

 

 

La poesia

Nella poesia
iniziano
vite imperiture
di paesaggi
ove
sogno e realtà si fondono.
A folate di versi
s’impara a non morire.

 

 

Fiori incendiari

Sotto la stella nera dell’endecasillabo
la vita appare come una farsa.
I guardiani della vita e della morte
portano i gattacci ad affogare.
Ma io nel tuo sorrido
ho trovato il paese meraviglioso
dove gli alberi crescono oltre
i cieli.
Per questo riesco a scrivere
fiori incendiari di notte
perché illuminino i tuoi giorni.

 

 

La voce stregata

La voce stregata
di un giovane dissanguato
maledice
la peste del progresso moderno
ed elenca gli aspetti
qualificanti la catastrofe:
le promesse tradite
dei fascisti-comunisti,
la corruzione dei democraticamente
eletti, l’ipocrisia
del clero, le colonizzazioni,
i terroristi islamici,
l’alienazione delle masse,
le nevrosi individuali,
gli scioperi e le serrate,
i gas lacrimogeni,
i magistrati di parte,
l’aumento del prezzo
dell’eroina non tagliata…
lo faccio tacere
e gli chiedo di smettere
di piangersi addosso:
“Vieni con me
e con i miei alleati-amici
a praticare
la bellezza insurrezionale…
da rottame subumano
ti trasformerà
attraverso la ribellione
permanente.
Già domani
la città ti parrà diversa
nella luce del mattino”.
La gente passava.
Io comperai delle arance
e del detersivo.

 

 

Dove gli sciacalli

Dove gli sciacalli fanno le fusa
e dove le aquile adombrano ogni sogno
vado in cerca della voce adeguata
per grandi cose,
per i demoni immondi
e gli angeli caduti
dell’inconscio
gli unici in grado
di svegliare il mondo
nel momento propizio,
anche quando i giorni cadono
senza memoria, pietre
presaghe della morte dell’anima
e del corpo.

 

 

Il canto del cigno

Il mio canto
si distingue
dal clamore delle gru
minimaliste;
il mio canto
è quello del cigno:
con le sue melodie
colma il vuoto di beltà
di un’età senza più magie
e la sua sostanza rivela
le origini dell’essere.
Il tempo viene ogni giorno
sigillato
dalla mia intensità
primordiale.
Non sono Amleto
ma il cigno sognato
dall’Amore.

 

 

Freddo

Le finestre lasciano passare il freddo:
ora le mie radici
intrecciate con quelle degli Dei
non liberano più
un linguaggio fluido
simile a quello musicale.
È dicembre,
persino alla domenica
le parole
battono i denti
tra banchi di ghiaccio.
Forse gli Dei
si sono rifugiati in soffitta
dove la notte è primaverile.

 

 

Forse

La bellezza è irraggiungibile
nell’apparente fissità
delle costellazioni,
non è neppure raggiungibile
nel ritorno delle stagioni,
nel rifiorire del tempo.
Non la si carpisce
nello scorrere dei fiumi,
nella bianca salsedine
che incorona
le onde dell’oceano.
Forse si raggiunge la bellezza
dopo la morte
quando il divenire naufraga
nell’assoluto?
O, per dirla apertamente,
forse la bellezza
non è che la nostalgia
dell’eterno?

 

 

Il colore dell’origine

per Giorgio Moio

Sento una ninna-nanna
antica viene da più lontano
dell’orizzonte degli uccelli
migranti; rivela
che sia il bianco che il nero
sono il colore dell’origine e che
si completano come il giorno
e la notte, così come la prosa
e la poesia che mi abita.


Biografia di Tomaso Kemeny


 

Poesia italiana contemporanea

Informazioni su frequenzepoetiche

Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Direttore editoriale di una piccola casa editrice, nel 1998 ha fondato e dirige la rivista «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. Ha collaborato con numerose riviste, attualmente collabora assiduamente col magazine on line "Cinque Colonne" e con la rivista webzine "Malacoda". Ha pubblicato una quindicina di volumi.

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