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ROSSELLA RENZI, “Non porgere l’altra guancia” di Francisco Soriano


È un’opera in versi composita, raffinata, intrigante su cui si potrebbero scrivere decine e decine di pagine di analisi, commento, esegesi… Poiché il modus operandi di questo autore consiste proprio nella ricerca infaticabile, nell’approfondimento, nella curiosità verso la dimensione umana e le sue contraddizioni, che riesce ogni volta a portare nei suoi scritti – in versi o in prosa, anche saggistica – insieme alla meraviglia, allo stupore e al disincanto.

Non porgere l’altra guancia, tu –
che del disamore alimenti ogni dove.
Sullo sfondo, c’è la gariga amatissima: sul calcare,
proprio laggiù vegetano elicrisi,
asfodeli ed edere.

La scrittura di Soriano è nutrita di citazioni e riferimenti più o meno svelati: è una miscela di voci e di echi che popolano il mondo dell’autore e la sua storia, in parte trascorsa nel Medio Oriente, a Teheran, dove il poeta è venuto a contatto con la millenaria cultura persiana che ne ha profondamente segnato la formazione umana e culturale.

Così nel libro ci sono versi in fārsi, in greco, ci sono haiku, ma anche versi in inglese e in francese, rimandi ai vangeli apocrifi e a poeti della tradizione occidentale, come Cielo D’Alcamo e François Villon.

La raccolta si compone di tre canti – Voci in sottofondo, Abis iniura verbis, Non porgere l’altra guancia – ma fa parte di un progetto più ampio che si svilupperà in futuro.
La forma scelta da Soriano è quella del prosimetro, che accoglie in sé un’ampia gamma di forme metriche, come endecasillabi, quartine e haiku con cui l’autore si è già confrontato con la convincente raccolta degli Haiku ravegnani (Eretica 2018) e che qui troviamo in apertura: « Forte in vita/ è chi rimane solo./ Esule – sempre», in chiusura «Spegni l’abat-jour/ affinché torni buio./ Chi può saperlo» e in altri luoghi del libro. Dalle forme chiuse il verso poi si libera e avanza sulla pagina con un flusso inarrestabile di immagini avvolgenti, tese a cantare la bellezza e la nostalgia, con un tono spesso struggente e melanconico.

… Nel mio cuore di tenebra risalgo il torrente nel fruscio del disincanto. Ruvida, estenuante è la fatica – schizzi di nostalgia, poi finalmente getto i remi in acqua, getto… all’indietro le mie braccia. Divina è la consapevolezza del giorno che non ritorna, in quel fascio di luci che genera solo ombr…

Non porgere l’altra guancia, un ammonimento che prende spunto dalla negazione di una espressione evangelica (A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. – Luca 6, 29-31) rivela, in una fittissima trama di contenuti, la fragilità della vita che freme, fiorisce, si agita nelle numerose creature animali e vegetali che abitano le pagine. Esseri dai nomi più reconditi, introvabili, a tratti leggendari: dall’elleboro alla gariga, dall’alisso alla passiflora, compongono un ricercato vocabolario botanico degno degli erbari di antica memoria.

I versi di questo libro evocano una grazia remota e segreta, richiamano luoghi sacri, il profumo e i colori di terre lontane; tutto è avvolto da un fermento religioso e mistico che pretende gratitudine per tanta bellezza e lacrime per il dolore che non si quieta.

Niente seduce più del dolore: al canto del gallo tutto si compie. Traditori di tutto il mondo, uniti sulle strade maestre, di folgorazioni, di vuoto e di Nulla, nessuno vuol più sentir parlare.

I tre canti dell’opera aprono visioni che si estendono oltre il tempo e lo spazio, in una dimensione immaginifica che risveglia la sensibilità del lettore di fronte a ciò che è fragile e nello stesso tempo meraviglioso; ma anche di fronte all’agire dell’uomo che spesso ne oscura l’incanto, poiché ciclicamente genera ferite nelle pieghe della storia, macchiandola indelebilmente col sangue innocente.

E così fu.

Delle cicliche barbarie solo gli uomini son degni: nient’altro che democrazie con gli agnelli sacrificali dallo spirito di lupi.

Nell’eterna lotta tra bene e male non è possibile trovare una tregua, o un tempo di consolazione, poiché la storia umana gronda sangue e la Grazia che si vorrebbe, che si cerca, è perduta, «ripetutamente perduta» come sottolinea Marcello Carlino nell’accurata nota di premessa al libro. Soriano accoglie tra i suoi versi l’intreccio tra visione e realtà, tra storia e memoria insieme al «canto crudele della modernità» con quel buio che periodicamente ritorna. Ma la sua voce, seppure tormentata, si illumina davanti alla bellezza dell’arte, della poesia, della letteratura e dell’incanto d’amore… di ciò che pulsa vita e porta salvezza, per un sogno di libertà infinita:

A me piacerebbe credere che il tuo sogno,
ancora uno,
sia l’infinità libertà.

E forse proprio libertà è il concetto chiave del libro e della poetica di Francisco Soriano. Da qui la necessità di celebrare la grazia, la gioia che arde e la libertà di assaporarla ad ogni sospiro, ad ogni piccola foglia o petalo o battito d’ali:

La gioia arde.
E l’alaterno?
Sul botro ancora s’innamora senza petali.
Onora questa tavola imbandita: è primavera.

 

Francisco Soriano
Non porgere l’altra guancia
Eretica Editrice, 2019, pp. 60

Biografia di Rossella Renzi


 

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