FRANCESCO APRILE, Una inesaurita ricerca. L’opera di Dòdaro fra parola e new media

(per ricordare il poeta barese Francesco Saverio Dòdaro, che ci ha lasciato il 9 febbraio 2018 a Lecce, proponiamo un testo di Francesco Aprile, collaboratore, amico e “allievo” di Dòdaro. Il testo qui presentato fa parte del convegno La parola intermediale: un itinerario pugliese (Cavallino 25-26 Maggio 2017), a cura dello stesso Aprile e Cristiano Caggiula)

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Francesco Saverio Dòdaro, nato a Bari il primo agosto del 1930, è poeta, poeta verbo-visivo, teorico dell’arte e della letteratura, narratore, operatore culturale, studioso del libro e delle sue forme. Dagli anni ’50 ad oggi, la sua ricerca ha contribuito a rinnovare in maniera importante il ventaglio delle proposte poetiche germinate dal secondo ’900. Dalle prime combustioni pittoriche realizzate nel 1954, come Burri, all’avvincente e profonda teoria sulla genesi del linguaggio negli anni ’70, al riutilizzo estremizzato di alcuni motivi del modernismo all’adozione del postmoderno attraverso la riduzione dell’opera al medium, quindi al message nel suo lato significante, al grado informazionale del mondo, degli oggetti, delle  poetiche, alla inesaurita ricerca sul rinnovamento del libro, la ricerca di sempre nuove formule ha animato l’attività più che cinquantennale di questo autore. Ne viene fuori il profilo articolato di un autore impegnato nell’investimento creativo dei linguaggi in una prassi di rinnovamento del mondo, oltre che dell’opera, uno sconfinamento dei generi che ha saputo dialogare con le linee portanti della ricerca internazionale, costruendo trame di intervento attivo sul mondo, investigando il libro e la parola poetica nell’ottica eterodossa del travalicamento dei confini fra i linguaggi più disparati.

Da giovane, a Bari, pratica teatro e pittura, quest’ultima abbandonata dopo una manciata d’anni, stringe un ottimo legame con il poeta armeno Hrand Nazariantz che lo introduce agli incontri del Sottano, dove lega con Vittorio Bodini, Aldo Calò e Rocco Scotellato, frequenta la Scaletta di Matera, partecipa alle iniziative di Laterza. È introdotto al sentiero del Meridionalismo attraverso l’attività presso l’ufficio stampa della Fiera del Levante, dove lavora con Vittore Fiore. Prima del definitivo trasferimento a Lecce nel 1953, trascorre alcuni periodi a Bologna, dove frequenta da esterno le lezioni di Morandi all’Accademia di Belle Arti, e poi ancora Milano e Parigi. Dopo ricerche ventennali fonda il movimento di “Arte Genetica” nel 1976, con sede a Lecce, Genova e Toronto. Due le testate del movimento: «Ghen», edita a Lecce, e «Ghen Res Extensa Ligu» edita a Genova sotto la direzione di Rolando Mignani. L’attività del movimento troverà collocazione anche all’interno della rivista «Art Communication» del gruppo canadese “Centre for Experimental Art and Communication” (CEAC, diretto a Toronto da Amerigo Marras). Con tale movimento Dòdaro rintraccia la ritmicità insita nell’opera d’arte, ed in generale in ogni linguaggio umano, nell’archetipo del battito materno ascoltato in età fetale. Annodando la pulsione amniotica dell’opera ai mourning processes ed alla mancanza lacaniana considererà l’arte come linguaggio del lutto, per la separazione del soggetto dal complemento materno. Il linguaggio sarà visto come tentativo di congiunzione per rifondare l’unità duale.

La ricerca verbo-visiva di Saverio Dòdaro verte sulla dicotomia congiunzione-mancanza. L’utilizzo della lettera “e”, di elementi minimi significanti e significati, parlati, mette in evidenza la funzione del linguaggio che nasce come tentativo di congiunzione laddove la pulsione fattasi desiderio assume connotati simbolici. Dall’altro lato i “dis” dòdariani armano gli spartiti delle lontananze in una società figlia dello svalutamento delle relazioni umane. La mancanza lacaniana aleggia come un fantasma lungo tutto il tracciato, fornendo le caratteristiche necessarie al segno verbo-visuale per trovare una linea comune pur nella differente significazione dei tracciati. La consumazione del linguaggio, laddove la parola smette di significare, è logora, affiancata ad una sorta di smagnetizzazione della referenzialità autorale – alla quale è anteposta l’alterità lungo un percorso letterario e di operatività culturale che privilegia l’altro, spesso mettendo in secondo piano il proprio operare – sovverte l’ordine del discorso.

La figura di Francesco Saverio Dòdaro ha rappresentato negli anni un vero e proprio collante e volano per le sperimentazioni poetiche. Oltre che sull’intermedialità dei linguaggi, dunque le ricerche verbo-visuali, la sua opera si articola fra poesia lineare, narrativa, il crollo delle barriere fra poesia, narrativa e teatro, le relazioni fra parola e new media, e tutta una serie di collane editoriali studiate e pensate al fine di rinnovare l’oggetto-libro, attraverso lo studio di nuovi supporti e modalità fruitive. Con queste operazioni, da sempre corali, ha coinvolto negli anni un numero considerevole di autori provenienti da tutto il mondo. Ha ideato e diretto una mole notevole di collane editoriali, fra queste: “Scritture” (Parabita, 1989); “Spagine. Scritture infinite” (Caprarica di Lecce, 1989) scritture di ricerca formato poster, spaginate; “Compact Type. Nuova narrativa” (Caprarica di  Lecce, 1990) ovvero romanzi in tre cartelle; “Diapoesitive. Scritture per gli schermi” (Caprarica di Lecce, 1990) scritture di ricerca da proiettare; “Mail Fiction” (Caprarica di Lecce, 1991) romanzi su cartolina; “Wall Word” (Lecce, 1992) – tradotta in giapponese ed esposta all’Hokkaido Museum of Literature di Sapporo – romanzi da muro, ovvero collana di narrativa concreta; “International Mail Stories” (Lecce, 1993)”; “Internet Poetry” (Lecce, 1995) prima esperienza italiana di net poetry; “Walkman Fiction. Romanzi da ascoltare” (Lecce, 1996); “E 800 European Literature”, in 5 lingue (Lecce, 2000); “Pieghe narrative” (Lecce, 2001); “Pieghe poetiche” (Lecce, 2001); “Pieghe della memoria” (Lecce, 2001); “Foglie nude” (Doria di Cassano Jonio, 2003); “Locandine letterarie” (Lecce, 2005); “Romanzi nudi” (Lecce, 2006-07) in unico esemplare; “Carte letterarie” (Lecce, 2009); “792 Mail Theatre” (Lecce, 2009); “New Page. Narrativa in store” (Lecce, 2009) narrativa breve, poi anche poesia e teatro, in cento parole, collana che guarda alla comunicazione pubblicitaria con i testi applicati su crowner, pannelli cartonati in uso nella comunicazione pubblicitaria, ed esposti in store, nelle vetrine dei negozi.

A partire dalla teoria genetica dei linguaggi, dove l’input primario è dato dal battito materno ascoltato in età fetale, la ripetizione sonora diventa nell’opera di Dòdaro elemento fondamentale,  così in poesia visiva e lineare le ripetizioni di segni animano il lavoro dell’autore producendo  effetti di sonorità per una lingua logico-ritmica che ha nella melodia, nell’espressione  musicale,  quella  linea  di  continuità  fra  le diverse  esperienze  maturate  dall’autore.  Il  suo  lavoro  si caratterizza inoltre per la presenza di quegli elementi tipici del modernismo, estremizzati in seno alle neoavanguardie fra anni ’60 e ’70, quali il ricorso ad elementi psicoanalitici, al mito, ad una  scrittura  chiara  e  precisa,  al  plurilinguismo, ma  che  già presentano, a partire dall’esperienza genetica dell’autore, negli anni ’70, elementi del postmoderno come lo spostamento verso i  litorali  dell’infosfera,  dunque  il  grado  informazionale  del mondo, delle cose, degli elementi poetici, il discorso sui media che è riduzione dell’opera al message nel suo lato significante, dunque il mcluhanesimo riscontrato da Germano Celant proprio nelle sperimentazioni di quegli anni.

Il percorso dòdariano mette in evidenza come il dato di una parcellizzazione dei materiali si dia in quanto propedeutico alla formazione  di  una  società  rete.  La  pagina,  destrutturata  nel concetto  di  modulo,  è  sottoposta  a  scomposizione.  A  tal proposito, l’operazione effettuata in «Ghen», ossia quella della realizzazione di un giornale modulare, ha comportato – oltre ad una  articolazione  funzionale  del  pensiero  sui  tracciati  della sintesi e della compressione dell’oggetto-parola, che aveva dal canto suo la peculiarità, comprimendo, di velocizzare il tessuto poietico, connotandolo attraverso trame compositive pronte ad esplodere, ritmate – differenti modalità di lettura; ogni modulo, il cui testo non si esaurisca nello spazio di una sola unità, procede di conseguenza su di un modulo successivo. Tale processo, lungi dal darsi in quanto lineare, a differenza di quanto avviene nelle pagine di un libro o di una rivista tradizionale, mostra come i moduli, provvisti di un identificativo, il quale è posto in alto (ad esempio “M2A” continua su “M2B” ecc.), vadano a costruire una lettura-rete, una stratificazione del testo a-lineare che molto ha a che fare con un ipertesto, in virtù di successioni non omogenee, ma capaci di darsi per salti, per connessioni (l’identificativo dei moduli agiva in «Ghen» come un link). La frammentazione della pagina, attraverso il modulo, prosegue nell’esperienza del 1977 dell’Archivio storico degli operatori culturali contemporanei pugliesi; questo era stato ideato da Dòdaro in moduli formato A5, a carte sciolte, totalmente svincolati dalla pagina, ma ne ritroviamo ancora l’evoluzione nell’impostazione modulare, da parte di Dòdaro per l’editore Manni, della rivista  «L’immaginazione» nel 1984 e della modularità dattilo-A4 per il «Quotidiano dei poeti» di Antonio Verri nel 1989, fino ad arrivare alle collane «Mail Fiction», «Spagine», «Scritture», «Diapoesitive», «Wall Word», tutte caratterizzate dalla fuoriuscita della pagina dall’uniformità lineare della tradizione. La dualità di queste operazioni, ossia di  essere moduli  isolati, slegati, da un lato, e in connessione, dall’altro, colloca ancora le operazioni di Dòdaro sui piani di una società rete, a-centrata e cooperante, nel senso di connettiva. Questa connettività della fruizione, esercitandosi sulla falsariga dei link del web, prima del web, si ripropone nell’esperienza dell’autore pugliese in relazione all’esplosione del villaggio globale internet, ovvero con l’ideazione della collana «Internet Poetry» per Conte Editore nel 1995, prima esperienza italiana di net poetry. La net poetry si è diffusa nel mondo a partire dal 1995 in diversi paesi. La prima esperienza italiana, perfettamente coeva alle primissime esperienze mondiali, dunque da ascrivere fra le prime sul piano internazionale, è rappresentata dalla collana “Internet poetry”, la quale era suddivisa in due edizioni bilingue (italiano-inglese); a quella online (pubblicata come iper-testo su www.clio.it/sr/ce/ip/home.html, oggi non più sul web) faceva seguito un’edizione cartacea, di più ampio formato rispetto al medium cartolina, ma comunque spedibile. Il primo titolo pubblicato fu A tre deserti dall’ombra dell’ultimo sorriso meccanico di Elio Coriano (1995), Premio Venezia Poesia nel 1996. Il tracciato guarda sempre ad un orizzonte multiplo accogliendo le evoluzioni dei media, l’impatto e le modificazioni che questi apportano sulla realtà dell’attore sociale, nonché la ricerca genetica volta dunque alla rifondazione dell’anthropos, collocando anche questa esperienza editoriale sui percorsi dell’alterità. Scrive Dòdaro, introducendo la collana Internet Poetry:

L’anthropos, perdutosi tra le folle medievali, moderne, contemporanee, riappare nel Villaggio, nella telematic age, con la sua identità, i suoi segni, a digitare il suo pensiero pensante, il suo desiderio, l’urgenza della comunione.

Questa collana vuole ascoltarlo 1.

L’elemento principe del passaggio dal cartaceo all’online, nell’opera di Francesco Saverio Dòdaro, si rivela, dunque, oltreché una propensione dell’autore alla ricerca delle commistioni fra parola e new media, l’esperienza del modulo come scomposizione della pagina editoriale nella rivista «Ghen», al punto che su «Repubblica», nel 1979, si poteva leggere:

tutto lasciava pensare che la vita del Movimento arte genetica sarebbe stata grama: l’aria che circola in Italia (e non solo) non è propizia all’avanguardia. Invece il movimento prospera, il periodico (“Ghen/arte”, con un’impaginazione faticosa che stimola a pensare) è in edicola per la terza volta, le adesioni e le simpatie non gli mancano 2.

«L’impaginazione faticosa, che stimola a pensare», è quell’elemento che implica modificazioni nelle modalità fruitive, dunque una diversa interazione che si riflette nel rapporto oggetto-rivista/lettore, dove quest’ultimo, nella scomposizione della pagina e conseguente fruizione a partire dall’assemblaggio dei moduli, rinviene nel corpo di «Ghen» un elevato tasso di coinvolgimento, di stimolo e autonomia; è proprio nell’autonomia che risiede la scelta del fruitore il quale, come sul web, articola e costruisce il proprio percorso.

Nel 2009 la sua ricerca sfocia nella fondazione del movimento letterario «New Page», culmine di una ricerca capace di inglobare e tenere insieme le istanze di rinnovamento del libro, della parola e di intervento sul mondo. Narrativa dicento parole. Romanzi brevi, brevissimi, di cento parole, in store, da esporre nelle vetrine dei negozi, su crowner, pannellicartonati molto in uso nella comunicazione pubblicitaria. Poi apre al teatro e alla poesia. Teatro in store, di cento parole: Poesia in store, poesia di poche parole nelle vetrine, nella piazza comunicazionale del terzo millennio. In ultimo, la sezione scavi del movimento, per indagare le vie del linguaggio, ancora in store, ma senza il limite delle cento parole.

 

I romanzi, la poiesi in genere, intercettano l’ora, il contesto,l’ampio know-how, ed escono dalle gabbie speculative – commerciali e di potere – per diffondersi tra i frammenti, ledesolazioni, le mancanze, gli smembramenti, le solitudini. L’amore. Cento parole. Ritorna, in altra veste, il cantastorie. Il cantastorie del terzo millennio 3.

«New Page» è una lettura dello spazio sociale, della piazza, non più luogo d’incontro, ma non-luogo scriteriato, condensato amorfo di vite in transito. Afferma Dòdaro che Il cantastorie del terzo millennio non è nelle piazze, ma nelle vetrine. La morte della piazza, della strada, segna il passaggio verso la dimensione e la diffusione dei testi «New Page». Esporre l’opera letteraria nelle vetrine dei negozi, nelle gallerie dei centri commerciali, vuol dire intercettare una dimensione sociale latente, poietica, oggi messa alle strette dal bombardamento sensoriale che vede l’uomo consumatore passivo in un sistema puramente strumentale. Scardinare questo tassello significa porsi nella traiettoria dell’ascolto, dell’incontro, veicolare testi, che non sono vendibili, in un contesto mercificato, è un atto che si pone come una richiesta d’ascolto e dialogo intenso, la ricerca della possibilità, del poter essere altro e non esclusivamente un ingranaggio passivo, ma una parte attiva, consapevole e sognata. È a questo proposito che l’esperienza di «New Page» apre ulteriori varchi tessendo trame altre in una condizione sociale assuefatta dal dispositivo techno-politico della contemporaneità. Dunque,cosa possono innestare l’esperienza e l’apertura, proprie della ricerca letteraria, se inserite in un percorso formativo inerente una fascia di età – che accoglie i ragazzi delle classi terze delle scuole secondarie di primo grado –importantissima nello sviluppo, nella crescita conoscitiva di quelli che saranno i futuri adulti? A quali criteri di approccio potranno fare riferimento i ragazzi che entreranno in contatto con un percorso letterario di sperimentazione che si pone in maniera dialetticamente critica nei confronti del sistema sociale in atto, nell’ottica dello smuovere domande, curiosità, del penetrare nei piani più intimi che dal linguaggio, attraverso esso, portano all’autoesplorazione dell’attore sociale e della sua condizione nel mondo? All’interno del contesto letterario relativo al movimento «New Page», si è cercato di dare forma a questi interrogativi a partire da una serie di lezioni-laboratorio tenute, da chi qui scrive assieme a Giovanna Rosato (ideatrice degli incontri) della Biblioteca Comunale Gino Rizzo di Cavallino, alle classi terze delle scuole secondarie di Primo Grado dei comuni di Cavallino, Castromediano, San Pietro in Lama, Monteroni, Arnesano, Lequile, Minervino, Tiggiano, Corsano-(Le), e svolte a partire dal 2012 al 2016. Al termine di queste lezioni i ragazzi si sono cimentati, di volta in volta, nella realizzazione di opere letterarie rientranti nei criteri di ricerca del movimento, dando vita ad una branca del movimento
denominata New Page under 20 e curata da Giovanna Rosato. Nel contesto delle lezioni a Cavallino, guidate dalle domande nate dalla curiosità e dall’attenzione-osservazione che i ragazzi hanno dimostrato nei confronti di una dinamica espressiva probabilmente a loro vicina, calata nell’hic et nunc e capace di essere essa stessa, con lo spazio bianco della pagina da “arredare” con le coordinate del proprio puer , spazio di riconoscimento e mezzo di appropriazione di questo esserci al mondo, hanno liberato la propria condizione da ogni freno di natura, anche, strumentale, consegnando allo spazio bianco delle «New Page» elementi intimi, densi, forti, costruiti attorno alle dinamiche poietiche del ritmo, dell’ora, della condizione sociale o intimista, senza manifestarsi per la consueta sottotraccia “repressa” che caratterizza quell’aspetto nascosto della realtà sociale, appunto, in quello spartiacque storico reso manifesto nel passaggio verso un certo principio di realtà. Tutto questo attualizzato in quella pratica narrativa che è nel poter essere “letti”, umanamente, oltre che sulla carta, e quindi riconosciuti e riconoscersi come parte attiva del tessuto micro-sociale della loro elaborazione che è incontro, presenza e riappropriazione di uno spazio che è attenzione per la voce dei ragazzi stessi. Perché introdurre la ricerca letteraria in un’età fondante per la crescita e formazione culturale, vuol dire introdurre e lasciar liberamente recepire concezioni sempre aperte al confronto, al cambiamento. Vuol dire che la ricezione di tali messaggi di comprensione e ascolto dello spazio di una realtà sociale, altrimenti off-limits, è una semina che proietta i ragazzi in una dimensione di conoscenza e approfondimento del loro percorso umano ancor breve, ma già capace di maturare consapevolezze. Entrare nei vicoli bui del disincanto contemporaneo, scorticare la crosta delle apparenze, della divaricazione dei ruoli, della differenziazione di “tipi” umani della classificazione dei ruoli sociali. È possibile ricondurre l’Anthropos ad una via di fuga, una strada secondaria rimasta tale, scolpita nell’uomo stesso, a cui forse han tolto il cartello “uscita d’emergenza”? Fuggire dalla nobiltà d’animo che nobilita, appunto, reindirizzando a pratiche di riconoscimento obsolete – esclusive piuttosto che inclusive – , fuggire da pratiche che pongono il riconoscimento come figlio di strumentalizzazioni economiche, accostarsi ad elementi che in embrione all’oggi possono – potrebbero – portare il riconoscimento a collocarsi su di una dimensione radicata non più allo status sociale, coi suoi ruoli ed esclusività, ma a dimensioni intime, recondite, che affondano le loro radici in una dimensione al contempo storica – sociale e comune agli attori sociali e non articolata nella concatenazione del potere che lega e nega gli uomini gli uni agli altri. Se già nell’ambito del movimento letterario «New Page», attraverso gli incontri tenutisi a Cavallino, si è portata la ricerca letteraria – coi suoi criteri di apertura e confronto – fra i ragazzi, in fasce d’età fondamentali, tentando la poiesi come possibile approccio etnografico, e di autoesplorazione, in relazione ad un micro-contesto sociale, riallacciando i rapporti che l’etonografia ha con le coordinate della ricerca letteraria ed artistica, da cui appunto nasce attingendo alle istanze di modificazione istituzionale insite nell’azione di Antonin Artaud, si è tentato un approccio poietico-etnografico che ha nel continuo dialogare con la maieutica dolciana portate inclusive che rendono conto di fasce d’età per le quali da sempre si pretende di parlare escludendole di fatto dal discorso, frammentando la possibilità che queste maturino consapevolezze e sensibilità pure, non ancora figlie esclusive delle brutture strumentali. Questa linea assume a sé ulteriori orizzonti se combinata con l’idea di Francesco Saverio Dòdaro che in una mail – pubblicata sul quotidiano «Il Paese Nuovo» nel marzo 2013 a corredo della sua «New Page» intitolata La tromba dell’altrove – scriveva «e se il Giornale* proponesse al Comune (Lecce) di intitolare strade, piazze, ai personaggi, ai temi della Poiesi, dell’Altrove? Via “Gelsomina”, Piazza “Les fuilles mortes”. La poiesi come orologio della storia. Una diversa gerarchia delle rilevanze storiche, sulla scia di accreditati tracciati di Microstoria (Einaudi, Les Annales). *Ripeto: il Giornale. Ancora: Liceo Alfa, Terza B “Gelsomina”, Seconda A “Silvia”». La «poiesi come orologio della storia» si pone all’interno di un orizzonte in cui la poiesi stessa entra come approccio etnografico – da etano (popolo) e grapho (scrivo) – permettendo, attraverso criteri di apertura e messa in discussione propri della ricerca letteraria, di far venir fuori, di far emergere risposte, spesso consapevolezze profonde, già presenti nei ragazzi che le articolavano nella produzione letteraria-sperimentale che permetteva loro di rapportarsi con un mondo pensato dalla loro intimità poietica, autoesplorandosi e relazionandosi lungo un tracciato storico e sociale che vedrebbe, così, una rilevazione storica affidata alla poiesi – secondo il tracciato di F. S. Dòdaro prima citato – in quel suo esprimersi nel linguaggio, attraverso esso, facendosi espressione storica della contemporaneità,esprimendosi come effettiva rilevazione del tempo attraverso quel suo appartenere naturalmente all’uomo; Cassirer: la poesia è il linguaggio dell’uomo. New Page si struttura, dunque, come approccio etnografico-pedagogico, ossia condizione che risulta implicita, sul piano pedagogico, alla formazione di coscienze consapevoli, aperte, inclusive.

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1  DÒDARO F. S., Introduzione a Internet Poetry, in CORIANO E., A tre desertidall’ombra dell’ultimo sorriso meccanico, Lecce, Conte Editore, 1995.

2  Articolo comparso in La Repubblica del 19/20-08-1979.

3  DÒDARO F. S., 2010-03-18.


Biografia di Francesco Aprile


 

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