FRANCESCA DONO, Otto poesie

Davanti alle poesie di Francesca Dono, poesie dal tono pop-punk distribuito 
in una dimensione larvale del desiderio, tra corpi esposti all'inettitudine 
prossima alla distopia, ci sembra di trovarci davanti al sublime del nulla 
che fa scattare, o per paura (il nulla fa sempre paura!) o per certezze, una
 fuga confusa tra ossimori (fuoco acquoso) e desolazione di una realtà come 
fermo immagine. E il poeta immagina, appunto, l'attesa, sulla soglia della 
memoria, di riempire il vuoto con l'amore di un corpo erotico che si 
incammina su terreni scoscesi per dare voce al silenzio. E nell'attesa 
prepara il terriccio. l'humus dove coltivare il sogno del buio che avanza 
verso la luce del sole (Giorgio Moio).

 

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in parte loro hanno camminato
nel divieto degli atomi rarefatti.
Qualcuno ancora alle calcagna
del buio eolico. Lentamente e per
sempre in un minuto di fuga confusa.

Così mia madre si è trovata in mezzo .
Sul sentiero vuoto. Con il cappello che
ostruiva il passaggio più superficiale del piano.

Lei non ha suggerito niente a me che osservavo.
tutte quelle cose intorno. Diciamocelo pure-
Da un triangolo di foglie secche ci puoi fare (al massimo)

un fuoco acquoso …

 

 

 

niente scuse

niente scuse _ tesoro.
La piantina ha solo raggiunto
tre centimetri di altezza.
Ti serve (forse) un manuale di istruzioni?
Perlate di nulla le tue mani.
Presto la malattia sulle gemme
mai nate semplici.
C’è una spiegazione meno allarmante
a tutto questo?
L’attesa sarà brevissima. Un ciclo di 24 ore
col buio allestito dentro una stanza indoor e
senza innaffio d’aria.
Vuoi coltivare altri semi?
Prepara il terriccio_ tesoro mio.
Larve recidive stanno per
fecondare (delicatamente) i nostri vasi.

 

 

 

-alle tre la piazza-

 

alle tre la piazza ha la

forma di un uccello desolato.

Il mio corpo è esposto a terra.

Tante altre pupille restano oltre le

lampade schiacciate nel vuoto.

-Un rituale ordinario_ pensai
ingenuamente nella carezza di una mattonella.

L’anno scorso le nubi invernali al peso
del sole. I palmizi e i banani
con lenti passeggiatori annidati al rumore
delle asole oscillanti.

Per un attimo il fermo immagine.

“Baby Boomer” mi copriva
le cosce allargate di caldo aceto profumato.

Nessuno attese l’estraneo nudo
vicino al ristorante inventato.
Le ombre lo celarono nell’ennesimo
minuto eterno. Alla fine nulla.

Prossimo allo zero un corto circuito.
Lo spazio deserto
sulla soglia della memoria.
Metà del vivaio nel buio.
I margini in silenzio.
La roccia straripante.

 

 

 

l’alba nel gelo

l’alba nel gelo_ una banana quasi rinsecchita
in mezzo alla tavola. Faccio colazione con le noci
del bosco. Nel caffè una puntina di osmio. La tazza
non ha manico _ si dilata mentre fissa l’orologio.
E’ tardi. L’uomo delle pulizie laverebbe i tuoi
piedi a ogni gradino in discesa per le scale. Un giro
di lavatrice. I panni sporchi cadevano nel tuffo della
schiuma. Non c’era neanche l’autunno.

 

 

 

-welfare-

(.) Fu coperta la diga e ognuno di loro
cominciò a gridare: welfare_welfare.
Senza ossigeno. Sottovento. In lontananza
le gallerie_ un barcaiolo decapitato fin dal
primominuto. Ho atteso le luci della ferrovia.
Forse lui sarebbe passato indenne dal branco
dei lupi arrabbiati. Gli uccelli con i rovi sfioravano
i pilastri del ponte. Iridescente uno di quelli caduti.
Probabilmente morto in alto.
Sul mio corpo separato nel nulla.

 

 

 

-rubble pile-

rubble pile the soul. Another darkness trown in the deep

Many are scared. Also the mind that cancels almost everything.

In silence

trad. le macerie ammassano l’anima .Un’altra oscurità gettata nel vuoto.
Molti sono spaventati. Anche la mente che annulla quasi tutto.

In silenzio

 

 

-tessere-

tessere
nell’universo che ansima.
Il pianeta è senza ricordi.
Cerco l’argento in questo serramanico
esploso dal seno occupato.
Anche tu sei un pallido vampiro?
Non è libera l’aquila col cappotto del pipistrello.
Di tutto una goccia.
Il paradiso

ancora una volta

_______mente.

 

 

 

di sublime nulla

di sublime nulla. In stormi le braccia

disadorne nel buio avanzato del sole.

Gesti murati. Solo per caso ho intravisto

la tua figura sotto l’ultimo ombrello estratto

dall’aria di tungsteno. Tutto in distanza irregolare.

Sempre verso il vuoto successivo. E’ vero _ gli

specchi acquatici nuotarono insieme a noi fino

al bacio dell’orizzonte elettrico . Ma Dicembre

lasciò cadere le foglie e parti del mio corpo

dentro una pozzanghera- grattacielo. Così un lupo.

Le macchine sbucciate. Il venditore di caldarroste

poco incline al vento caldo. L’universo era come

una centrifuga dell’istante. Banalmente spingevo

i piccoli bottoni ai denti aguzzi.

– Loro mi  bisbigliano ancora : we will not let you breathe. –

 

Poesia italiana contemporanea

Informazioni su frequenzepoetiche

Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Direttore editoriale di una piccola casa editrice, nel 1998 ha fondato e dirige la rivista «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. Ha collaborato con numerose riviste, attualmente collabora assiduamente col magazine on line "Cinque Colonne" e con la rivista webzine "Malacoda". Ha pubblicato una quindicina di volumi.

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