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FILOMENA CIAVARELLA, Indiscrezioni dal fortilizio di Sergio Carlacchiani

LETTURE – RILETTURE


Il sentire di Sergio Carlacchiani è uno scacco all’eternità, cavalca il destriero della luce  sui sentieri ininterrotti della poesia. Il crimine è la bellezza navigano nella sprofondità del suo fiume onirico, vanno come lava nell’ordinario chiarore del giorno. Il delirio è una calamita che lo afferra ed è  così  che vomita amore. I suoi prati hanno l’incarnato splendido della vita. Nella “notte dogmatica” la luna “illumina a giorno” l’oscurità  in “un pianto nero lucente”.

C’è  un sentire nietzschiano nella sua sorgente, sul capezzale del “Monte analogo” non teme la vertigine, va oltre la foglia nel vento d’autunno, oltre la rosa dell’istante. Il suo sentire, colorato dalla coperta dell’aurora, vaga fino all’ultima sbavatura di silenzio, sbaraglia “lo scompigliato mare” degli “sgarbati rumori” nel vento. Un misticismo ingenuo avvolge il suo sentire, spezzato dal surrealismo, dalla sparizione che rompe gli argini, gli schemi.

Nei versi “Ad Antonin con procurato singhiozzo” l’ironica apparizione oltre Fatima potrebbe concettualmente ricongiungere gli opposti. La sua carne vive il martirio della luce nella poesia, nella nostalgia mai piena d’infinito. Si “spetala” la sua anima ridotta a orma, l’apatia è la norma ferrea nell’esistenza liquida. Ed è così che ritrova l’anima delle persone a lui care nel sole insanguinato al tramonto. Eppure è Maestro nell’attesa, tesse versi alla “notte madre vergine” che sanguina nel vento, fino quasi a sfiorare il volto della luna.

L’affascinante dannazione della poesia riempie i vuoti di tutte le mancanze, si fa carne negli zigomi di Chet Baker. I suoi ossessivi assoli blues si fanno in questi versi sogno onirico, malinconica celeste poesia che intona ancora musica nella notte. È l’Aion che nel nostro tempo non muore, entra come odore di benzina nelle vene cave, fino ad accarezzare con ardore la nostalgia.

L’immaginazione fa fluire fiumi cosmici sui letti intoccabili del mistero. Il mito fluisce come lava incandescente dal mondo greco. È vivo come  ebbri uccelli nella poesia, bevono il caldo vino del Sud. Il suo sentire nasconde la meraviglia del “Monte Analogo” di Daumal, vuole toccare l’impossibile e svelare il segreto che unisce il cielo alla terra. È Nessuno, un avo di Odisseo, odia se stesso, si automortifica e rinasce. È un gigante dai piedi di argilla, “iperbole e ellisse” in un moto perpetuo di curiosità fino all’eternità.

 

Sergio Carlacchiani
Indiscrezioni dal fortilizio
RPlibri, 2020, pp. 116

Biografia di Filomena Ciavarella


 

Pubblicato da frequenzepoetiche

Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Direttore editoriale di una piccola casa editrice, nel 1998 ha fondato e dirige la rivista «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. Ha collaborato con numerose riviste, attualmente collabora assiduamente col magazine on line "Cinque Colonne" e con la rivista webzine "Malacoda". Ha pubblicato una quindicina di volumi.

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