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CRESTOMAZIA 8

CRESTOMAZIA


Testi verbovisuali di: Carla Bertola, Alfonsina Caterino, Silvia De Angelis, Donato Di Poce, Anna Maria Giancarli, Oronzo Liuzzi, Serse Luigetti, Daniela Mastandrea, Giorgio Moio

*

CARLA BERTOLA
Riscritto

 

*

 

ALFONSINA CATERINO
Il volo

a Giuseppe Pinelli

non è una banca
né Milano da bere a bocca chiusa
in cinquant’anni di riporti
sulle teste pelate
rovesciate
taciute fuori dalla gabbia
e negli strappi vivi
interrotti e millimetrati ad immagine e somiglianza
dell’occhio vigile sotterrato

Cinquant’anni
sono un volo
atterrato oggi, da cinquant’anni
sulla pista nicchiata di morsi, rimorsi
di morti riprese in testa a chi frulla
il futuro rovesciando miracoli
sul bla bla bla divenuto vomito
e il popolo non raccoglie
né il resto della mancia

Fiori volano dalla finestra; una
cordata senza fine accende
cinquant’anni dopo, una lingua
insospettabile sognata all’ingresso
della libertà
durando oltre il volo
il fiato senza fine
schiantato
sui vetri della piazza….

 

*

 

SILVIA DE ANGELIS
A sfumare

S’accheta
la sommossa d’una proiezione a venire
nel transito d’un pensiero
in bilico sullo strapiombo.
Istintuali pastosità
modellano
la forma dello sguardo
non più inclinato su enigmatico dirupo
ma sull’ebbrezza
d’un possibile cielo
idealizzato da uno scorcio di rondini
sulle nubi
a sfumare…..

 

*

 

DONATO DI POCE
La poesia

La poesia è come il vento
Nessuna sa da dove viene
E nessuna sa dove andrà.

E se cerchiamo di afferrarla
Ci resta tra le mani solo il dolore della vita
Qualche briciola di bellezza inconclusa
E le mani sporche d’inchiostro.

(Da D. Di Poce, L’altro dire)

 

*

 

ANNA MARIA GIANCARLI

Ogni giorno sia
un tempo che ricama
ore feconde
un tempo che colora
minuti grigi
un tempo che palpita
attimi preziosi.

31 Dicembre 2019

 

*

 

ORONZO LIUZZI
Nelle acque di Babel

si arena viene meno si estingue
affonda la nave nelle acque della nuova Babele
depone le armi abbandona il campo ripiega
la luce psichedelica emerge dal buio di una prigione
viene a mancare si allontana all’orizzonte
cola a picco non c’è da stupirsi il risentimento delle nuove
generazioni si disattiva giunge al termine
il falso ha prodotto orrori
senza fine ho visto le stelle morire
grazie dei fiori chiudi il becco i fiori mi hanno fatto male
ho consumato i sogni
nessuno mi può giudicare un moto di ribellione mi prende
il silenzio ostile tuona dentro di me
l’invidia corrode l’umanità ho visto il tempo fermarsi

*

danza l’anima luce dell’arte
nel blu dipinto di blu si posa sulla manica larga
danneggia il potere forte il problema
è la frammentazione ascoltami voglio dirti ancora
qualcosa le ombre aride della terra ci avvertono
nella buia stanza bisbiglia la tensione
il giardino mi attende l’irritazione non rivela illumina
chiudete i battenti
la vita gioca il presente sono io siamo noi
la affidiamo al vento i protagonisti fragili travolti
dal dolore non sono inventati
l’anima mette in contatto il mondo reale con l’altrove
come una carezza pronto!?

*

il radioso ardore del canto d’uccello ritrova la voce propria
ricuce le ferite dell’anima la perdita la disperazione
l’abbandono i dispersi passeggio tra i fiori
ascolto le storie una sorta di lunga odissea
costeggio il mare non più visibile a occhio nudo volti
annegano nell’indifferenza oscure albe un mondo che nega
si nega osa pietrifica la funebre angoscia dell’uomo
ho gettato il cuore oltre l’ostacolo colpe
dimenticate sepolte sottoterra lo spettacolo è
desolante scende la sera nel nulla uccellini uccelletti uccellami
al vento

 

*

 

SERSE LUIGETTI
Writring

 

*

 

DANIELA MASTANDREA
La letra chica

 

*

 

GIORGIO MOIO

ad auschwitz dio non c’era

 

ad auschwitz dio non c’era

c’erano i miei fratelli nudi e affamati

un acre fumo di uomini bruciati vivi

oscurava il giorno scolorando il cielo

ma giorno e notte non avevano più confini

solo dai bambini si carpiva un sorriso

le loro carni ora concimano la terra

la libertà è un concetto astrale

qualcuno dice che dio è morto

non abita da queste parti

ora ci vorrebbe il vento a spazzare via

il dolore e la rassegnazione

le ripartenze senza meta

sono come un treno senza binari

la neve non si scioglie per la vergogna

o per solidarietà per questi uomini

abbandonati come una fontana

dalle fluttuazioni d’acqua

come il sangue senza uno zampillo

e si piange senza più lacrime

stasera non si torna a casa

si sta appollaiati sulle sponde dei letti

come galline

a contare le grida ormai sorde

dimenticate tra gli orrori dell’olocausto

un treno per trasportare bestie

va e viene viene e va non conosce sosta

trasportano uomini donne e bambini

che non sono bestie ma da bestie s’incamminano

verso l’inferno dei lager

mentre il treno fa ritorno

sbuffando rullando

tra grida e lacrime di chi resta

restare per non tornare più

qui si odia il non saper odiare

si attende un sorriso una mano tesa

sullo sfondo un rumore sordo

imbavaglia in bile bidonando

la meraviglia

qui non si sogna


 

Pubblicato da frequenzepoetiche

Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Direttore editoriale di una piccola casa editrice, nel 1998 ha fondato e dirige la rivista «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. Ha collaborato con numerose riviste, attualmente collabora assiduamente col magazine on line "Cinque Colonne" e con la rivista webzine "Malacoda". Ha pubblicato una quindicina di volumi.

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