CRESTOMAZIA 17

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RENATO CASOLARO
Carme 7

Quaeris, quot mihi basiationes
tuae, Lesbia, sint satis superque.
Quam magnus numerus Libyssae harenae
laserpiciferis iacet Cyrenis,
oraclum Iovis inter aestuosi
et Batti veteris sacrum sepulcrum;
aut quam sidera multa, cum tacet nox,
furtivos hominum vident amores:
tam te basia multa basiare
vesano satis et super Catullost,
quae nec pernumerare curiosi
possint nec mala fascinare lingua.  


Quanta vase ce vonno vuo’ sapé,
Lesbia, d’ ’e tuoje pe ffà cuntento a me.
Quanta granille stanno dint’ ’a rena
d’ ’a Libia, addò ce sta pure Cirene
c’ ’o ssilfio e ’o tempio ’e Ggiove int’ ’a calura
e di Batto l’antica sepoltura1;

quante so’ ’e stelle ’a notte, zitte e mute,
ca spiano ’e nnammurate annascunnute,
tant’assaje songo ’e vase ch’hê ’a dà a me
pe’ sazià a stu Catullo pazzo ’e te,
tante ca nun s’hann’ ’a puté cuntà,
né ’e mmale lengue ll’uocchie ce hann’ ’a ittà.

*

VITTORE BARONI – JOHN M. BENNETT

*

MARIA BENEDETTA CERRO
Versi della malapena

III

Resisti – mi dico – quando per la terza volta
la speranza passa e non mi vede
Quando la follia appende la ragione
all’albero di Giuda.
Con le tue mani antiche
dà il tuo benvenuto al lavoro che ti spezza
ai cuccioli della terra / con i quattro piedi claudicanti
apri un sentiero nell’erba.
Porta a spasso gli occhi rupestri / nella campagna
piena di morte e di ghirlande.
Resisti – mi dico – torneremo alla clava e alla caverna.

*

FILOMENA CIAVARELLA

Il sole si spezza in luce sparsa
le sue molecole nascono alla vita,
hanno una voce e nella mia gola
c’è un usignolo nascosto
che vuole cantare
il raggio e la sua ombra
È l’agonia della luce che di me
il cuore si prende in questo cadere
della notte fonda nell’infinito

*

ANTONINO CONTILIANO
Sbornia al confine

in questi cerchi sovrapposti
diroccati nel pugno braccato
di rabbia ruggina il dolore
e le ore, le note che stagliano
e nel cielo sono delle onde
la veridizione, la trans-
azione incapace e rapace

al dinero senza frontiera
alla miseria devota e otto
per mille di alleluia globale
fine non fluisce la sbornia
e l’amore mi sconfina e
l’odio il censo sviscera
alle stelle i costi sono decotti

nessuna leggerezza al vento
si posa di queste luci al cianuro
e dura, del futuro la tempesta
urla il soffio braccato e roccia
strappa l’ombra alle rovine
personne mi perdona un esilio
una doccia per caccia-bombar-
d’ieri al bar broccato delle feste

mi mancano i mattoni, le parole
combuste del pensiero a tono
e non c’è saldo del debito ora
in questa guerra delle finanze
che non sia un pensiero per te
quando la guerra era dei corpi
e non quelli delle fosse comuni

non sai dei silenzi aperti … sono
come il tuo ubriachi di rivoluzioni
furtivi un delirio rubato al fuoco
il sottosuolo fuso dell’autunno
come un sogno in ebollizione
il saldo del debito senza credito

sett. 2011

*

LUC FIERENS
Bellezza

*

SERSE LUIGETTI
Letter

*

UGO MAUTHE
quartetto di haiku autunnali

nebbia sull’acqua
venezia di fantasmi –
memorie accese

*

primo novembre 
termometri non sense –
e dio ride

*

pioggia di foglie
cielo senza nuvole –
nessun riparo

*

un nuovo fiore
dal ramo osserva il mondo –
tutto è mutato

*

FRANCO PANELLA

*

MARISA PAPA RUGGIERO
Il taglio rosso

*

ENZO PATTI
Lucido n. 2

*

ANTONIO FRANCESCO PEROZZI
Inquiete

Si confessano a un’ora precisa,
quella del vetro. È tardi, e dietro
la piega della strada comincia la sera,
la campagna, l’odore umido… Vivono
solo a quell’ora, le piante, e seguendolo
disfarsi – meno l’asfalto, meno la breccia – il viale
ci cade dentro, e in mezzo, attraverso.
Una felce e una rosa possono aumentare
il valore dell’aria azzurra (otto di sera), visto
che oscillano piano in uno scudo
che è ovunque; sono fusti appena mossi,
fusti lisergici e il silenzio venuto
a ospitarvi le rende inquiete:

(da Lo spettro visibile, Arcipelago Itaca, 2022)

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