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CRESTOMAZIA 12

CRESTOMAZIA


Testi verbovisuali di: Mirella Bentivoglio, Franco Falasca, Grazia Fresu, Gianluca Garrapa, Siti Ruqaiyah Hashim, Serse Luigetti, Franco Panella, Lucia Marcucci, Claudio Romeo – Alfonso Lentini, Giovanna Sandri, Antonio Spagnuolo, Stefano Taccone, Patrizia Vicinelli.

 

*

 

MIRELLA BENTIVOGLIO
Libro etimologico: teste textile

 

 

*

 

FRANCO FALASCA
Le rose e l’asino

 

Danzano le rose e l’asino
alla fonte dagli scrosci bianchi e schiumosi
tenero era l’astio che borbottava
nel granaio curvo e pigro;
l’irsuta origine del gesto
ripercorre le catene ondulate
dove i gesti smarriti nel rito
arpionano le antitesi nel pozzo muschioso
d’origine orientale.
Se le righe che sbarrano il testo
interpretano i ritmi
tace all’orizzonte il calcolo delle liane
smemoratezze mal considerate od
ignoti eventi che arpionano le antitesi
nelle grotte delle nostre arabescate coste.

(da Aa. Vv., Poesia senza kuore, a cura di Mario Lunetta, Robin Edizioni, 2010)

 

*

 

GRAZIA FRESU
Si dice che in ogni poeta

 

Si dice che in ogni poeta

c’è una madre tessendo parole

c’è un animale feroce in attesa

c’è un fiore di mille petali

che ancora non ha nome

una svolta imprevista

nell’angolo della sorte

un dolore per inventarsi il giorno

un miraggio maturato

nelle perdite nei cammini

un silenzio unico per ricevere il vento,

si dice che in ogni poeta

si assemblano caravelle

per mari sconosciuti

e terre lontane lo aspettano come

il testimonio che possa raccontarle,

gli si muovono i versi

gabbiani in cerca di una riva

gli sanguinano i ricordi e le dita

mentre mangiano nelle sue mani

derelitti e uccelli notturni,

irriga continenti e isole

con luce di luna acqua di pozzo,

si dice che in ogni poeta

liquidi del suo corpo rischioso

si mischiano con la polvere delle rovine

nella chiarezza dell’albeggiare

negli amori dimenticati

nell’amore senza oblio

generando uomini.

 

*

 

GIANLUCA GARRAPA
alieni

 

la notte al mio paese

vedo atterrare

alieni nel cuore

 

ieri chioppe. grandine. troni e furmini.

 

l’odore che trae dalla terra

questo grigio cielo di sogno

quando incauto precedi il ricordo

con questo presagio di eterno.

 

lu ’ndoru de terra de asfaltu

lu ’ndoru ete n’astronave e te porta addhu vole.

 

voli. volo. trasmigro in quella dimensione

quando

papà era vivo. il giardino era un orto di stelle.

 

volo. a quando ero vivo. e vivevo qui.

dormivo qui. stu­diavo qui. morivo qui.

 

adesso che muoio altrove

quando ritorno ritorna l’odore

di terra di alberi di pelle animale.

 

comu n’astronave e scindune alieni

certi ricordi dritti nel cuore.

la notte quando senti sulu

nu silenziu chinu de tuttu.

e te senti stranu. te senti vivu.

te senti mortu. te senti lieve.

 

comu n’astronave galleggi

e le cose ca vidi te parune alieni.

(da Pagina bianca, Miraggi ed., 2020)

 

*

 

SITI RUQAIYAH HASHIM
Nessun miraggio
(traduzione di Giorgio Moio)

 

Il tuo dolore

e il mio dolore

non sono miraggi

di percorsi paralleli di due mondi,

sono linee tratteggiate

che uniscono le nostre anime

e si uniscono alla tua confusione

e la mia

e non c’è nessuna quantità di versetto versato

che potrebbe guarire questa ferita.

 

*

 

SERSE LUIGETTI
Concrete poetry

 

 

*

 

LUCIA MARCUCCI
Il paesaggio falso

 

 

*

 

FRANCO PANELLA
lA SEttiMana In vertiCAle-ASEMICA

 

 

*

 

CLAUDIO ROMEO – ALFONSO LENTINI
Senza titolo

 

 

*

 

GIOVANNA SANDRI
Cifrare le previsioni

 

 

*

 

ANTONIO SPAGNUOLO
Azzurri

Trafiggemmo nel cielo alcuni azzurri
pastello,
ché non avevi spazi ad inseguire favole.
Era la storia che spezzava gli anni
tra le mie parole,
la paura di un flauto ferito
da quel dio insolito, schermato fra i cespugli,
sgualcendo cattedrali.
Nei solchi il tuo mantello, le unghie
del silenzio per ritorni d’amore,
nel gesto incaute occasioni.
Là dove c’erano glicini o soltanto
segni di una possibile scomparsa,
compaiono le orme delle nostre scansioni,
compaiono i giorni del giardino
che ripete il mio gesto.
Resta sospeso un capogiro
nel quaderno di un’ora.

*

Profumo di carne nel sortilegio della tua cera,
scolpita per stordire,
mentre s’ingorga l’inguine brunito
stringendo anelli e porpore.
Il candore della voce accresce distanze
tra le immagini inesplorate
e la mia alienazione,
rubicondo tranello di quelle luci del giorno,
che mi avvolgono quando sei tra le pareti.
Anche nei silenzi trovo la rete
col segno della fuga, e dai segreti sussurri
l’impossibile carezza della solita illusione.
Ad uno ad uno i cristalli sciolgono riflessi
tra le falangi ed i polpastrelli
nel confondere giorni e licheni.

Ora che il giorno non ha pupille vaganti

non riesco a vederti!

 

*

 

STEFANO TACCONE
Fermata solata

 

fermata morta

nel tempo immenso

nell’invaso sterminato

cambia il vento

muta il clima

ora assolata

ora precipitata

in mezzo a tuoni

e allucinazioni

ma mai mezzo

passa e carica

 

fermata fantasmatica

alone metafisico

girone che nullifica

pensieri leggeri

come involucri

di plastica lucida

trasparente come bolla

infingarda come colla

 

fermata senza fiato

sprecato a correre

perché tanto tutto scorre

e uguale si ammolla

 

fermata limbica

di un evo infinito

non lampeggia il display

non si cura di un okay

desolata rimane

lasciando vacanti

le mani secche

e le braccia come alberi

degradati a stecche

 

fermata lontana

lontana da dove

chi l’attraversa

non ha luci nuove

corre e non si ferma

passa e conferma

ciò che non afferma

e non si sa

né da dove viene

né dove va

 

*

 

PATRIZIA VICINELLI

 


 

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