ALFONSINA CATERINO, Il tempo non disperde

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a Cipriano.

Ti ho intravisto un attimo misurare l’assenza

e  rientrare nello spirito indivisibile

NOTA DELL’AUTRICE

Il testo: “Il tempo non disperde” contiene poesie legate tra loro da  flussi mnemonici raccordati da realtà contemporanee, post-contemporanee, visionarie, includendo internamente gli eventi riguardanti “l’io” dell’età evolutiva.

‒ Quest’ultimo è punto di forza della silloge; infatti l’attraversa apportandovi il sentimento del tempo che libero da legami e corrispondenze, fluisce continuum, senza chiudere, collocare o chiarire nessun senso.

‒ Affiora come materia bianca, scattante; finalmente l’inquietudine, l’attesa, la ferita avvolta in bende interminabili, si attestano parole e si stendono su pagine visibili a tutti.

‒ Sgrovigliando il mio vissuto, ho prelevato con fremito mai sopito, parti di me residenti “altrove”.

‒ Con traslati, simboli, metafore, le ho spostate nel “non luogo”, quello della scrittura che il testo frappone tra congiunzioni e ricalchi identitari  di cui sono costituita.

‒ “Il tempo non disperde” è, dunque, un testo che nasce dentro come la gestazione di un figlio.

‒ Dopo i mesi di rito nasce la chiave in mano per intraprendere il viaggio i cui spalti, durante il cammino si lasciano ammirare, intaccare, sfigurare, ferire, fino a stravolgersi riproducendo sul viaggiatore le stesse trasfigurazioni, cancellazioni, disorientamenti e confusioni talora definitive.

‒ Il viaggio è la dimensione assoluta della solitudine, del mistero e nonsense con cui l’uomo deve confrontarsi tutta la vita.

‒ Ed è la parola, hanno detto, a cominciare da Aristotele ad Hegel, che nominando crea, muove, infiamma i silenzi, detona il costituito, con boati e schianti insorge energie insospettabili.

‒ Nuovi corpi sommuove a strutture materiche pensate stabili, le ribalta, annienta, ne demolisce le fondamenta per insorgere l’impensabile e opporsi a qualsiasi tendenza speculi sul nullismo.

‒ Infatti proprio coloro che lo perseguono, lottano in difesa dell’umanità, affinché mai, i devastanti cambiamenti epocali che la natura le sta ritorcendo contro da almeno una trentina d’anni, abbiano a ledere gravemente la sua resistenza.

* * *

(Estratto)

                Un passo e il destino

sommuove raffinata forma del

pensiero una luce che

incastona tempo spazio e sole

nel giardino scolpito d’aria e

richiami incandescenti da

mordere

        Immanente l’inganno

sulla pelle dipinge occhi finti

eruttati sudari sbalordiscono

mareggiate alla fantasia che

ascende direzioni nei salti dei

pesci

              Diversamente il mare

    non esaurisce onde; sotto

    moti incontinenti slega quadri

    sguaina cornici conficca i

    ricordi nelle nascite che

    fuggono disciolte    …

         …    Intorno

le progressioni fervono attese

disereditano il vuoto alle immagini

insondabili criteri interplanetari

smaltiscono infezioni

‒ Silenzi aprono anticipatari circuiti

spinti fuori

denudano corpi e fitte

rifratte soglie

animano la parola

e sostanziano

          Giallognolo

lastricato di fratture

un caos scisso alle molecole si

sperde amarezza – Ne annuso

la rivolta vergine rimediata alla

scrittura assetata di messaggi

officia mare l’abbraccio

inconfessabile che il vento

risuona furia

            Il dolore non dorme mai

ustionato irrompe memoria la realtà

dei papiri e allega ai distanziamenti

che investiti da sassaiole ingorde

spezzano gli affari raggruppano

capacità e prospettive sulle pieghe

alte degli alloggi    …     

   …    Nell’impronta si raccoglie

chiaro gelido abbacinato di

specchi un principio verticale i

cui punti rantolano pulsione

un seme mai giunto a fioritura

che urla arsura l’ebbrezza

del risveglio fuori

dall’esilio

           Solo amare rinfranca l’asfalto           

sciolto catrame in bocca 

erutta briciole 

in terra al respiro

         Così insinuata

ho sottratto alle savane

la gazzella mutilata

rinvenuta sciarada antica

fetida losanga addosso

intrusa nel vizio di vivere

ho saziato traiettorie sfigurando afflizioni

contese alle ombre, hanno stagnato quarzi

disincastrato spasmi alle fughe

nel bagliore declinato controluce

hanno accudito il vuoto eternato

senza ragione mortale    …

         …    Sovrano è intervenuto il corpo

     ha specchiato la fronte nei vetri

     sorseggiato il cuore alle radici 

     cantato sulle sponde del Giordano

     una fierezza sconosciuta, impastata agli avi

     ha mutato la scena – Strapiombi

hanno dialogato con l’irrequietezza

la miccia ha svoltato crocevia

la sete fosforica e invescato 

fiaccole alle istanze che innalzano

irrisioni sui rottami e giocano 

          Valanghe le ore giungono

elettromagnetiche; sul mouse espandono incomprensioni

in fondo ad Ade torturano Medea e Persephone liquefatte 

tra sciami meteorici, risvoltano ininterrotte accensioni

     tra una chiave e un asse

     traspirano lampeggiamenti cosmici

     senso che inventa effluvi di cristalli

     e germoglia l’erba nei capelli

           L’increato dunque naviga sotto 

la pioggia battente, nel freddo-caldo

concima i virus e nessun minerale sana

‒ Balenii sono dieci miliardi di persone che

non smettono

dissentire brividi

nel web scivolare le braccia

sugli schermi dirigere forme

‒ Fuori chat lo stupore dipinge

infanzia un focolare divelto tra

parvenze dissolute e madonne

menzognere rimosse da cieli

d’acqua sollevano in punta di

spighe, il pianto e abbeverano    …

          …    Niente è noncurante come l’istante

riesuma genetica la solitudine

febbrile ravvisa picchi

collegascollega allabeltà

sversa tempie

improvvisa uomini versanti

e trascina nella danza

rammentando sull’acqua 

‒ Desta curiosità calcarea, incardinare

     sbocco dalla ressa, l’incompiutezza

     dei pomeriggi estivi squallidi

     dilatati sotto al sole, vagano corridoi

     lusingano primizie languide

     estasiando in corpo 

     svampano tagli

     nella laguna ignara

           Dal resto fingo di non essere isolata

riparandomi nella pioggia scrosciante

legandomi a ragnatele e persiane

mi assopisco carezza rubata alle anse

uncino marionette

nell’esausta doglianza avanzo asmatica

a fronte del vacillamento giungo a dimostrare che il buio

scaglia distanze sulle punte delle rette

‒ Vedono l’inaccaduto i guardiani, mi riconoscono naufraga

rifratta d’acqua, sfreccio il tempo avanti

sfarinando calanca

plano aquila e ammaro

            D’altro canto

è istinto dell’uomo perpetrare la circolarità del tempo

nel salto mortale quadruplo sforare la sorte

su terrazze e disappunti annaffiare lo sfaldamento della

pece, fracassare convenzioni e cicatrici

scese in punta di scure

nella mia stanza mi hanno consacrata estranea

assediata da pungiglioni causa del distacco

ho attecchito il taciuto ad un vago paesaggio di

gemme

‒ Lo scruto stremando agguati alle lucerne 

schizzo l’urlo avanti al nulla che animi

increata al raggio, la non giustifica

dell’aurora

                …    Muta nella folla

indago i respiri

li tocco

‒ Un brusio ebbro di crune

   fatiche bronzee e segreti

è sentinella inespressiva d’ogni incontro

‒ Nulla basta alla memoria che svanisce

nel bicchiere mezzopieno, l’amore

cercato ingordo nella stoltezza

di bagnare i guanciali

infeltrire gli occhi

invidiare i fiori alle api 

                Ora sporgo

l’angustia sottopelle, nella poltiglia intingo

le fenditure, svelano sfiguramenti

velocizzano ideogrammi, 

traducono il chiarodiluna in lingua

di Bethoveen

‒ Scoperto il nervo è inserto

varca cartilagini; apre sulla fine

mari irrazionali li cavalco onde di

muscoli ed ossa

galoppano pianeti, per ogni stella inventano

cieli, scalpitano lingue irreligiose 

abbattono il niente riempiendo orizzonti di giardini

vergini, ravvivano lo spazio ed espandono

scrivono che nessuna certezza è verità

solo la fuga dilegua

             Lagenitura è bulbo

ingravida fiamme di parole

non svanisce longitudini e volumi

invade il disorientamento

nascono collisioni      …

            …    Nel brulichio

l’acqua è risacca

pareggia erranze

disseta la diversità 

storna i tagli stanca le

regole di Dio

vendute in devozione,

scortano dispensa

inconoscibile, gli innesti

di plastica e

sperimentano

agonizzando l’onda nera

liquefatta

         Fuggenti occhi di drago

rossi nell’aria partono i treni

sconfinano le attese bagnate di periferie e

Siberie, accasciano norme usurando la

morte fra correnti in estasi

‒ Stamane quello delle sette e trenta

fischia puntuale e dilegua un silenzio che

rimbalza sciabole

trafuga lampi viatici

alla ribellione

             Il passaggio estirpa

all’alibi indecifrabile, la custodia dei

desideri nel bisogno di esaudirli, tra inferi

e salmi sulla pelle che scorticano

‒In alto scorgo la finestra sgangherata

che mi ha ammutolita statua trapunta

di bugie, lallazioni e sassi, ho risalito  

volte alle promesse e congiunto ai

rovesci ‒ Le fate prive di capelli turchini

ho torturato per vendetta, stanate nei

castelli a mezzanotte abusavano i colori

banchettando lune piene col terrore

alticcio che incanta il tempo, lo

imprigiona spettro    …

            …    L’ esperienza è inventario

gioca a scacchi con il mare originando

latitante ai cancelli, la libertà

schiva che risale fondali

‒ Mulinelli ne ridondano guizzi

contaminano la massa marina in seno

all’anima che specchia nell’audacia dei

pesci, i salti e moltiplica 

        Ossidata, ritorno nell’inizio

nel numero senza vie annego

i guadi sordi tagliati alle convenzioni e

concupisco memoria il Nilo, carne

nuziale dominio del vento turbina che

nulla esiste eppure lui mi sta

sognando

nuda, lo so! E facciamo l’amore ovunque è spettatrice

la bellezza indispensabile a scontare l’alibi

alla morte e gustare la luce naufraga

dell’oscurità

     Nello stridore spiaggiata, ho

     rimosso lo spareggio ai

     granelli e sottratto lo scatto

     alla deriva coincidendo volo

     e tonfo, nella delusione

     inarrendevole che l’erranza 

     apposta tra esche e gabbiani

     nel luogo pensato, ma già il

     punto sposta il segno e svolta

     lo sguardo 

     Dal mio canto

la vita spenta nei lampi pallidi

ride piange deraglia lontananze

‒ Ogni cosa si riscrive incompiuta

la continuità riprende a consumarsi

Avanti al reparto dei sottovuoti 

strazio i bottoni, dentro la pelle

rapina apparenze, mi sgrano nella fila e discosto

‒ Fiscale la cassa avanti dissolve la folla 

la rimuove eterno scorrimento     …

            I giorni sono vagli invisibili

     …    Nulla muta il corso inverso

la solitudine ricicla veglie

sono campi di marzo le domande

archi tra finestre giocano alla

roulotterussa; lapidano il destino   

‒      Il grigio dell’impronta è cera e

discioglie; talora si crede zattera in cammino

incendia canne al vento, ne impicca i rantoli

bruciano in gola brandendo festa un falsetto  

da espiare colpa al tempo, senza ragione

Tizzoni, gli alfieri matti ho affrontato arpe, 

solfeggio allucinato ho asceso a pelo d’acqua il

vezzo d’immolare Isacco  

‒ L’afflizione ha seccato il latte

denudato il pianto; la marcia accecata, avvolta

nei segreti, ha lievitato radar, l’abbandono

‒ Gli astri affiorati sono polvere di limo

urtica i baci, appanna le seduzioni corrompe la

noia senza vendicare lo sputo caduto in faccia

‒ Platee nomadi appaiono e scompaiono

adornano l’infelicità a sprezzo dei rimedi

frusciati postumi, ora sventagliano timoni

tra mani sporche

disfano acqua fuoco aria

ne impastano zolle al concime  

     Nulla trattiene strappi e senno

per ogni maschera

burattino e sipario

prova la sorte a generare nomi significanti

l’identità delle Perseidi accerchiate in rogo

‒ Ne riconosco le filigrane che filtrano ferite

senza nome pigmentano balbettii

come monitorare il soffitto

sfrecciare dicerie agli untori 

dirottare torri di controllo, sul marmo

localizzare fondali di perle

disperdendo conchigliette nel becco

della gazzaladra 

                   Mentre scrivo, le cicatrici drogate scindono gli atomi 

           …   Universalità è parolaimmagine della

trascendenza

contesa che assottiglia il Verbo

consola il sogno infedele trasudando venature

gialloavorio, estorce al sole

‒ E sono gli occhi germogli d’alfabeti

incidono pellicole, in rifrazione fondano stato, la luce

e convertono gli amplessi in messe a fuoco infinite

forme che il silenzio affiora canto, del pensiero

ostaggio 

             Nelle giunture appena schiuse

mi infiltro fatalità,  sorprendo limbi lunari

genealogie celesti succedono alle pietre bianche

divinamente levigate squarciano il tempo

in nome dell’Amicizia alleano Gesù e Lazzaro

nell’eco che implode i sensi

sfuma le arterie alla morte …

                  Niente smette la natività perpetuamente mutante

                   …   È il tempo

(…)

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Alfonsina Caterino

Il tempo non disperde

Edizioni Frequenze Poetiche

2021

pp. 82

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Biografia di Alfonsina Caterino

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