AA. VV., Nonostante tutto, ancora poesia!

In una discussione con interlocutore è emerso un vuoto di cultura, comprendente anche la poesia. L’interlocutore dava la colpa alla società globalizzata, a un unicum derivante dalla corsa al potere e alla ricchezza economica. Alla fine non desinò dal riconoscere nel linguaggio letterario odierno, che molto prende dal parlato e dai social, un modo espressivo difficilmente ribaltabile. Sei d’accordo? mi domandò. Quasi. Quel mio quasi celava molta perplessità perché io sono un po’ più selettivo nelle scelte dei linguaggi e dei piani di espressione che devono essere plurimi e contraddittorî. Ma comunque, come giustamente affermava l’interlocutore, il tutto è riportato a come ti svegli la mattina o a ciò che gli occhi vedono, un po’ meno il cuore che ancora fa rima con amore. Alla fine, ti rendi conto che è tutto ipotetico relativo e ti sobbalza l’idea di abbandonare tutto. Nonostante tutto continuo nel tuo fallimento, riallacciandoti. Ultima domanda dell’interlocutore: ma perché continui a scrivere e leggere poesie in un mondo che sta diventando sempre più una giungla di ingiustizie, razzismo, intolleranza ed egoismo? Perché mi piace continuare a credere nell’utopia che la poesia salverà il mondo. E voi, perché continuate a scrivere poesie? Cosa rappresentano per voi?

* * *

Angels Lazzan – Hai ragione su tutta la linea. Trovo i social poco comunicativi a dispetto del nome, ricordo i vecchi blog, dove potevi avere uno scambio erano altri tempi, ma nemmeno tanto. Oggi soprattutto su facebook, che è indistinto anonimo avvengono cose allucinanti… se pur accade di entrare in un post interessante, ognuno è slegato ognuno segue la propria idea… sembra una vetrina di bei concetti tanto per mettersi in mostra, ognuno è contro l’altro armato come se fosse di vitale importanza il primeggiare… poi arrivano al dileggio all’insulto alla prevaricazione intellettuale senza rendersene nemmeno conto… penso che in qualsiasi disquisizione non si debba per forza imporre la propria tesi, ma argomentarla. Sminuire gli altri, non leggere le risposte andar per proprio conto non accresce le proprie convinzioni, è solo un modo incivile… ecco questo è per me un social… la maleducazione del codardo che non avendo una cultura profonda si convince di convincere, nascosto dietro un clik.

Questo vale per la poesia o con qualsiasi altra forma di arte… nessuno risponde a tono perché non leggono… siamo nell’era dell’intelligenza… che dir si voglia, ma chiamiamola con il nome vero… Ignoranza! Nel senso buono della parola, questa va sempre a braccetto con l’arroganza la prevaricazione… l’indifferenza totale ad ogni stimolo sia visivo che di parole o poesia.

Federico Preziosi – Perché scrivo? Boh, io gioco, esploro linguaggi e forme senza pormi domande del genere, sono troppo generali e farcite di nichilismo formulate in questo modo (mi riferisco all’interlocutore). La poesia è sopravvissuta ad Auschwitz, mi sembra una valida ragione per continuare, poi ognuno vive l’arte come vuole, ognuno avrà degli obiettivi per la propria poetica e sta alla volontà individuale, alla capacità personale proporre e interloquire. Si lasci alla forza delle parole il compito di diffondere il messaggio poetico. Di certo non fare niente per la poesia (scriverla, leggerla, diffonderla) non migliorerà la situazione.

Renzo Marrucci – Può anche capitare di svegliarsi la mattina e scrivere poesie… Capita! Può capitare la sera, oppure quando senti l’impulso che stimola l’animo a scrivere e pensare e cioè di notte, si di notte come capita anche a me… ed è sempre qualche cosa che ti spinge dentro, da dentro, e non è mai banale.

Vittorio Orlando – Questa società l’affidiamo ai psicofarmaci… come risoluzione.

Fabricio Guerrini – La poesia, anche quella spicciola, quella che scrivono la maggior parte dei poeti di internet, io compreso, è un po’ l’ultima spiaggia dell’espressione individuale, specie a fronte di un linguaggio che sempre più si semplifica e imbarbarisce, diventando incapace di esprimere le sottigliezze dei sentimenti e delle emozioni. Sarà l’ultima “arte” a morire.

Renzo Marucci – Non ci sono poeti di internet…ci sono poeti più o meno bravi, più o meno capaci di esprimere quello che sentono…

Fabricio Guerrini –  Renzo Marrucci certamente mi sono spiegato male, dovevo essere più preciso. Per poeti di internet intendo coloro che rendono pubblici loro buoni o cattivi testi solo tramite internet , non con pubblicazione editoriali, come faccio anche io. Chiedo scusa.

Flavio Almerighi – Se lo domandarono in molti anche dopo Auschwitz, eppure la Poesia, ce n’è, basta saperla scovare e riconosce, non sta poi così male. Fintanto che troverà lettori disposti a cercare autori, non tutti solo alcuni. Questo mondo è un ossimoro, tutto sommato: una società estremamente individualista secondo il canone imposto, dove l’individuo in sostanza è negato. La poesia potrà salvare il mondo nella misura in cui smetterà di coesistere e inizierà a mettersi di traverso. Ricerca e lettura oltre la scrittura, avanti tutta!

Renzo Marrucci – La poesia c’è sempre e sempre ci sarà e viene quando deve venire se viene… Dobbiamo Solo essere preparati a riconoscerla… e saperla amare…

Lucia Stefanelli Cervelli – La poesia è esigenza di un linguaggio che bulina il profondo. Non si scrive poesia ma si è decifrati da essa quando non la si ricerca ad arte forzosamente o la si consideri unicamente come sperimentazione di linguaggio altro. Ciò che conta è l’etica dell’autenticità.

Alfonsina Caterino – Davvero un’arricchente discussione, ha intavolato l’interlocutore il quale da nome comune di persona, si è tramutato in un lampionaio di fiammelle accese su un vuoto culturale, epocale e visibile ad occhio nudo. E risulta il dialogo, fra il passante e l’interlocutore, non solo sorprendente, ma di straordinaria avvedutezza, in quanto fa risaltare alcuni dei motivi che nell’epoca post-contemporanea stanno relegando il ruolo della cultura, in ambiti sempre più ristretti. Pure essa, non solo per gli addetti ai lavori, ma per gli amanti del sapere, per i ricercatori, studiosi, sperimentatori, avanguardisti e tantissime altri, rimane una sorta di testata d’angolo della storia degli uomini, dai primordi, la quale finanche nei corsi di transizione e decadenza, come l’attuale, non può essere liquidata al pari delle cose che esaurito il ciclo vitale, si rottamano. La cultura nella vita dell’uomo ha la stessa funzione della linfa per le piante! Vale a dire che senza porsi domande e fornire risposte, l’esistenza si ridurrebbe a passaggio inanimato degli uomini sul pianeta terra, al pari degli utensili fabbricati come ausili della manutenzione terrestre ‒ La vita degli uomini, invece, contiene infinite e complesse cause, effetti e mutamenti il cui studio, senza la cultura dell’essere e del divenire, è qualcosa di inimmaginabile ed anche di “sconsiderato!”… L’interlocutore ad un certo punto chiede al passante, il perché questi continui a scrivere e leggere poesie, in un mondo egli dice, che sta diventando una vera giungla, dove sovrane regnano, ingiustizie, razzismi, intolleranze ed egoismi… ‒ Il passante risponde che continua a scrivere Poesia perché resta convinto che essa è la chiave per aprire nuove strade, possibilità e luoghi… Egli pensa che la sua fede non è deposta invano, in quanto l’utopia di cambiare completamente faccia al mondo, diverrà realtà e ciò, confidando proprio nel bisogno degli uomini di rendere scienza il sogno che attraverso la mente ed il suo infinito potenziale, potrà un giorno traghettare l’umanità fuori dalle mura, verso realtà spazio-temporali esistenti, al di là …

A tale auspicio, solo un canto alto può abbattere sul foglio, i margini e renderlo proiezione tridimensionale del pensiero. E… noialtri, ci chiede il passante, perché continuiamo a scrivere poesie, cosa rappresentano per noi?.. Altra domanda questa, difficile e preziosa nella sua provocazione insinuante che sarebbe ora di smetterla, nella società globalizzata, indifferente ai moti dell’animo, ma forse indifferente a tutti i moti dell’essere, di verseggiare la vita che scorre, come succedeva nei secoli passati… Per lasciar così annegare lo scontento cosmico, nel dettato dei poteri occulti e sovranisti, che obbligano ad acquistare qualsiasi cosa ci metta in contatto con le lontananze separandoci completamente dal prossimo! Come dire che il vivere attuale, è vivere il paradosso senza via d’uscita! O si? E se fosse la via d’uscita dalla schiavitù di fare ciò che occultamente è comandato, proprio la Poesia…?

Io non ho la risposta a questa domanda, ma sento che scrivere versi, distorcere la realtà opponendola, contrastandola, abbattendola per rivestirla del sogno infinito, misterico ed immenso, trasforma la mia mancanza di libertà, in attimi liberatori… disumani nella loro connotazione imprendibile da qualsiasi parte si voglia incastrarmi! – Per me la poesia è lo stato dell’eldorado vivibile in mente, in cucina, nel giardino di casa… La realtà panica, filtrata dal pianeta della poesia, diviene infinità di realtà ed ogni parola, assunto scientifico che controverte sistemi e teoremi umani trasformandoli in astri neanche sospettati fino al momento che assumono forma sotto la spinta compulsiva del pensiero poetico! – Essa è per me, lo stesso modo di vivere, di respirare, di pensare perché tutto questo insieme rende il mio corpo mistero che chiede incessantemente di abbeverarsi di un’acqua dissetante come il luogo che anela raggiungere per partecipare la rivelazione apocalittica sul significato dell’esistenza, del perché esiste l’uomo sottomesso al destino misero e mortale il cui senso è fievole al pari di una nuvola che posta avanti al sole, oscura definitivamente il giorno…

Certo, questo all’umanità che corre, produce soldi e qualsiasi cosa, non interessa affatto… I neologismi new age, new-economy ecc. la classificano umanità vincente, funzionale al sistema, concreta, efficiente; insomma la rivestono di termini identificativi della gente che conta, che sa il fatto suo e non perde tempo a cercar farfalle, lucciole e lanterne come fanno i poeti… Nient’affatto! Credo che un giorno o l’altro, si smetterà di pensare ai poeti come a persone fragili o fallite che riversano le proprie afflizioni e malcontenti “nei versi”…

Intanto è risaputo che, per ogni “verso” scritto, bisogna aver letto almeno mille libri, poetici e della grande narrazione, a dire di Eugenio Montale, sede del semenzaio in cui abbeverare nuove specie di alberi e fiori… Poesia quindi, come innesti bio-etici-estetici e scientifici sullo stato delle cose, per stravolgere gli assetti e illuminare la realtà con la ricerca e densità interiori. Vale tale visione a dire che secondo me, la poesia, non avrà mai fine in quanto il suo è mandato che le viene consegnato per intercessione misterica e divina, come avviene per la nascita di una creatura invisibile il giorno prima e… nel successivo, neo-nata nel mondo!

Francesco Celotto – Si scrive e si scriverà poesia per sempre e per vari motivi. Io scrivo romanzi, ma posso dire che cosa mi dà ancora la poesia e perché ciò m’infonde il desiderio di sentirne ancora. Per me la poesia è un ponte per lo spirito, è una via che porta in quei luoghi della mente dove nascono certi sentimenti che non hanno ancora parola.

Giorgio Moio – A conclusione della discussione, vorrei aggiungere perché io scrivo poesie, nonostante l’eldorado fasullo ‒ di cui parla Alfonsina Caterino ‒ fatto passare per la panacea di tutti i nostri mali esistenziali tende ad impedirmelo… o a ignorarmi. Si tratta di un tentativo di frantumare dall’interno i falsi messaggi di una letteratura da mercanzia spiccia; sottrarre l’espressione creativa dalla facile fruizione, in quanto più controllabile dal potere culturale ed economico; all’ipnotismo e qualunquismo intimistico-emotivo, al consumo lirico e mieloso di false certezze, di passività incondizionata, per un linguaggio ossessionato ‒ sì, ossessionato! resistente! ‒ a riconoscere qualcos’altro nella babele di una quotidianità dove tutto è penosamente merce di scambio.

Questa “lotta” la si può imbastire solo con la poesia, in quanto solo con essa si ha la consapevolezza di un’opposizione e rappresentazione a riconoscere qualcosa di “vero”, che equivale a qualcosa di non definibile, giacché parlare di poesia (e/o comporla) è parlare di un’approssimazione di suoni e di parole, che si auto-generano dal loro interno senza consolazioni esterne per un invenzione continuamente inventata per una società e un’esistenza diverse proprio perché un’invenzione si presenta sempre nuova e diversificata, quindi non in grado di soddisfare nel momento della sua composizione, non strumentalizzabile, e quindi “ignorata”.

Personalmente continuo a scrivere poesie per generare un’esigenza “mobile”, per dirla con Benjamin, attraverso l’indagine critica dell’esistente, e non può svolgersi che sul limite dell’impensato, per una moltitudine aggrovigliata di voci suoni immagini grafie, che s’inseguono e si ribaltano ogni qualvolta il linguaggio cade nella trappola della “semplicità” fagocitata dal superfluo, codificata dall’establishment culturale.


 

Discussioni - Interviste

Informazioni su frequenzepoetiche

Giorgio Moio è nato a Quarto (NA) il 25 maggio 1959. Poeta, è stato redattore delle riviste «Altri Termini» e «Oltranza» (di quest’ultima è anche tra i fondatori). Direttore editoriale di una piccola casa editrice, nel 1998 ha fondato e dirige la rivista «Risvolti», quaderni di linguaggi in movimento. Ha collaborato con numerose riviste, attualmente collabora assiduamente col magazine on line "Cinque Colonne" e con la rivista webzine "Malacoda". Ha pubblicato una quindicina di volumi.

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Un commento su “AA. VV., Nonostante tutto, ancora poesia!

  1. renzo marrucci il said:

    L’uomo non ha mai smesso di pensare e arrivare alla poesia… E’ l’unica possibilità per essere se stessi e amare la vita e il mondo con le sue contraddizioni…

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